La scuola educa ancora?

E alla fine fu un otto in condotta. Complimenti. Alla scuola, al preside, agli studenti. La scuola è il prestigioso «Parini», il preside è il professor Arrigo Pedretti, gli studenti sono quei quattro birichini (erano in 5 ma uno ha cambiato scuola) che per evitare un compito in classe allagarono il liceo. E per questa «ragazzata» compariranno davanti al magistrato. Però la scuola, come si è saputo ieri, li ha ampiamente assolti. Dove sono i tempi in cui per aver risposto male a un professore si veniva sospesi? Finiti, per fortuna. Oggi la scuola è buonista: elargisce otto in condotta indifferentemente a chi in classe chiacchiera un po’ troppo o fa un numero eccessivo di ritardi. E a chi procura danni per migliaia di euro. Tutti uguali. Così chi ancora coltivi la malsana illusione che la scuola, oltre a insegnare, educhi i ragazzi a qualcosa che lontanamente possa assomigliare a una scala di valori, è servito. La prossima volta (detto per assurdo) perché non giocherellare con un po’ di benzina e un accendino, mica per combinare guai grossi, per carità, solo per annerire qualche stipite. Tanto al massimo, nell’ambito scolastico, si rischia un otto in condotta. Con tanti saluti al senso civico e alla distinzione fra le ragazzate e l’illegalità. Così, nella totale confusione dei ruoli e delle responsabilità, accade, per esempio, che in un liceo artistico milanese un insegnante rimproveri un allievo perché parla al cellulare a lezione iniziata. E si senta rispondere: «Faccio quello che fa lei in classe tutti i giorni, professore».