Scuola, Gelmini: "Telecamere in aula contro il bullismo"

Il ministro dell’Istruzione: "Giovani troppo soli, la famiglia non
basta. I professori si assumano la responsabilità di insegnare uno
stile di vita

Roma - Ministro Mariastella Gelmini, al liceo Aristotele di Roma l’ennesimo caso di bullismo: scoppia una rissa e un ragazzo viene accoltellato. La preside ha proposto di installare delle telecamere nel suo istituto. È favorevole?
«Non sono contraria: è un deterrente in più. Anche se questa misura, da sola, non è sufficiente. Sono favorevole ma non basta».
I casi di bullismo a scuola sono aumentati? O forse ci sono sempre stati ma oggi, nell’era di YouTube, è più facile venirne a conoscenza?
«Oggi le cronache danno un grosso spazio a questi episodi ma è indiscutibile che vi sia un incremento. Anche il Papa continua a sottolineare che c’è un’emergenza educativa».

Ogni preside potrebbe decidere di piazzare delle telecamere nella propria scuola?
«Certamente sì perché fa parte dell’autonomia di cui gode ogni singolo istituto ma, ripeto, la soluzione non è questa».

Non è che poi arrivano i genitori iperprotettivi che tirano subito in ballo la privacy...
«Il problema non sta in una telecamera in più o in meno ma nell’esigenza di rimettere al centro lo studente, rivisto nella sua formazione a 360 gradi».

Cioè non basta che sappia il greco e l’algebra...
«No, lo studente deve imparare le materie che studia a scuola ma anche l’educazione».

Insomma, i professori devono tornare a educare?
«Certo, non bisogna fermarsi alle singole materie ma occorre che in aula si insegni pure un comportamento, uno stile di vita, basato sul rispetto degli insegnanti e degli altri compagni».

Che è la cosa più complicata...
«Soprattutto perché anche chi sta dietro la cattedra va responsabilizzato e valorizzato. Solo così può esser messo nelle condizioni di instaurare un rapporto diretto con i ragazzi».

Per fare quello che i genitori non fanno più?
«La famiglia è cambiata, così come la società. I giovani sono sempre più soli e c’è un deficit di dialogo tra scuola e genitori. È un trend che vogliamo cambiare».

Attraverso quali strumenti?
«I ragazzi hanno una grande energia positiva che va incanalata. A giorni avrò un incontro con il Coni per favorire e rilanciare lo sport a scuola, affinché i ragazzi passino meno ore davanti al computer e facciano più esercizio fisico».

«Mens sana in corpore sano». Poi?
«Attraverso l’introduzione dell’educazione civica: materia fondamentale per favorire tra i giovani una corretta convivenza».

S’è parlato di «reintroduzione» del voto in condotta: non è mai stato abolito però, giusto?
«Ma è stato svuotato del suo senso: non faceva media e quindi non aveva peso ai fini della promozione. Questo governo lo ha "reintrodotto" perché crediamo che la scuola non possa rinunciare a educare i suoi ragazzi».

Ma perché il voto in condotta era stato messo in soffitta?
«Per una logica egualitaria e sbagliata di una scuola "uguale per tutti" qualunque cosa facessero i singoli. E così è venuta meno pure l’autorevolezza dell’insegnante. Un grave errore a cui questo governo ha riparato».

La sinistra è pronta a denunciare che così si torna alla riforma Gentile, che era fascista...
«La sinistra ha già fatto troppi danni che stiamo pagando tutti. Rispetto il loro dissenso ma io ho idee diverse».

Nella riforma sono previste sanzioni particolari per chi ha comportamenti delittuosi a scuola?
«Al momento no, la valutazione del comportamento viene lasciata alla valutazione dei professori».

All’Einstein di Piove di Sacco, in provincia di Padova, cento studenti su mille e duecento hanno un sei in condotta: si profila la solita valanga di ricorsi al Tar?
«Non conosco il caso specifico ma mi auguro che ci sia, da parte di tutti, buon senso, saggezza ed equilibrio».

Di recente s’è vista arrivare sul tavolo la critica della Ue secondo al quale lei darebbe troppo peso all’inglese a scapito delle altre lingue straniere...
«Evidentemente a Bruxelles non hanno letto il provvedimento. La mia riforma dà un forte potenziamento alle lingue straniere. Nessuno fa venire meno lo studio delle due lingue: è solo favorito l’incremento delle ore di studio delle due lingue comunitarie. A Bruxelles mi piacerebbe vedere la stessa solerzia quando si tratta di difendere la lingua italiana».