Scuola, la Gelmini vuole bloccare i concorsi farsa

Lotta all'università dei "figli di". Il ministero dell’Istruzione studia un decreto legge per fermare l’assunzione di 4mila professori e 3mila ricercatori.
Si punta a premiare dal 2009 gli atenei che hanno saputo migliorare i bilanci, destinando loro il 5% delle risorse<br />

Roma Per il momento, il blocco dei concorsi universitari rimane un auspicio. Anche se, proprio in queste ore, i tecnici sono al lavoro per capire se sia possibile stoppare un piano già avviato, che prevede a breve l’assegnazione di 4.000 cattedre e l’assunzione di 3.000 ricercatori. Insomma, il governo vorrebbe evitare che, sotto silenzio, si dia il placet all’assunzione di migliaia di «soliti noti».

Ma nell’attesa, si appresta a favorire le assunzioni di giovani ricercatori, limando i tagli e distribuendo megliole risorse. A favore quindi delle università virtuose, penalizzando quelle in rosso, grazie pure a un giro di vite alle sedi inutili. E così, nel pomeriggio finirà in Consiglio dei ministri - dimezzato dalle assenze di chi partecipa al bilaterale con la Russia a Mosca - un decreto legge ad hoc. Un provvedimento«tecnico» urgente, per armonizzare meglio le spese, favorendo i non spendaccioni.

È questo lo spirito con cui simuove il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, raccogliendo gli appelli al dialogo giunti negli ultimi giorni. E in attesa di capire se già alle 15 si possa iniziare a discutere pure le linee guida della riforma, inserite in un disegno di legge, prende forma lo schema del decreto, che si pone l’obiettivo di alleggerire il turn-over previsto dalla legge 133.

E mentre la Gelmini illustra al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, le novità che finiranno oggi in Cdm, premier e ministro dell’Economia si confrontano ad Arcore. Nel faccia a faccia, i fondi indispensabili per il riordino degli atenei, da trovare nelle pieghe del bilancio. Secondo lo schema di decreto anticipato ieri dall’agenzia Dire, soggetto in ogni caso a possibili modifiche, le università spendaccione non potranno, per un anno, adottare procedure «per il reclutamento di personale docente e ricercatore». Né godere, per il 2008-2009, dei fondi straordinari stanziati dal governo Prodi per il reclutamento dei ricercatori universitari. Chi ha i bilanci in regola, invece, potrà procedere, nel triennio 2009-2010, ad assumere, ma dovrà spendere per i nuovi reclutati il 50% di quanto stanziava per stipendiare i pensionati dell’anno precedente.

Una parziale deroga al blocco del turn-over, ma con dei paletti: «Almeno il 60%» dei fondi sbloccati dovranno essere impiegati per reclutare ricercatori a tempo determinato e indeterminato. Per assumere professori ordinari (gli «anziani») si potrà spendere al massimo il 10%, per gli associati il 20%, per gli amministrativi il 5%.

Sulla questione concorsi, in attesa di capire se si possa stoppare quelli già banditi, si prevede la modifica alle modalitàdi scelta delle commissioni: non potrà farne parte nessun membro dell’ateneo che bandisce il posto e i commissari saranno sorteggiati. Le nuove norme scatteranno immediatamente. Inoltre, all’articolo 2, si stabilisce che dal 2009 il5% del Fondo di finanziamento ordinario sarà destinato a sostenere le università che hanno migliorato le proprie performance.

Quanto al diritto allo studio, 70 milioni di stanziamenti per alloggi e residenze, fondi ad hoc per premiare imeritevoli con borse di studio. Sul versante scuola, invece, dopo il muro contro muro delle ultime settimane, le autonomie locali ottengono la revisione dell’art. 3 del decreto154, indiscussione al Senato, scongiurando il rischio per l’anno prossimo della chiusura delle scuole. Superato, quindi, anche il possibile commissariamento per le regioni. E il dimensionamento della rete scolastica, d’intesa con la Conferenza unificata, non avverrà prima del 2010-2011.