«La scuola per i nostri figli è decisa dagli assessori»

«Il decreto Gelmini non ha forse abolito i convitti? Perché in Italia solo la Regione Liguria è diventata l’unica strenua paladina di questa tipologia di istituti? ». Continua la grande insofferenza da parte di genitori e professori dei licei scientifico genovesi Cassini e Leonardo Da Vinci che dal prossimo anno rischiano di dover vedere traslocati i propri figli e le proprie sedi di lavoro al liceo scientifico convitto «Colombo». La scelta presa dalla Regione su invito della Provincia pone continue perplessità e gli sfoghi di molti padri preoccupati anche della offerta formativa che la nuova sede potrà offrire. A parlare è Guido Levi, padre di due ragazzi di 14 e 16 anni che frequentano lo scientifico «Da Vinci». «Siamo in una situazione kafkiana - lamenta Levi-. In questa regione si cerca di attuare un piano di dimensionamento scolastico che non viene preso in considerazione in nessuna parte d’Italia».
Colpa della Gelmini, potrebbe sostenere qualcuno. Macché, nei tanti casini che si è cercato di attribuire all’attuale ministro all’istruzione qualcuno ha provato ad infilarci anche la grana tutta zeneize del «Colombo». Ma qui non c’è trippa per gatti: «Stanno attuando un Dpr che risale al 1998, un piano di edilizia scolastica regionale fuori da ogni logica». Tanto «sballato» da far scendere in campo a sostegno della protesta dei genitori anche il direttore generale dell’ufficio scolastico regionale Attilio Massara che in una nota, qualche settimana fa, aveva specificato che sarebbe stato corretto dare seguito alla delibera della Regione facendo in modo che si bloccasse la partenza delle prime alle succursali di Da Vinci e Cassini per attuarle al Colombo. L’invito di Massara e il tentativo di rassicurazione dell’assessore provinciale Manuela Cappello, che è dovuta fuggire dall’assemblea di sabato mattina non avendo delle risposte precise, non tranquillizzano l’ambiente. «Far coesistere due scuole e seicento alunni in uno stesso edificio è impossibile per la normativa sulla sicurezza - spiega Levi- perché uno stesso stabile non può essere gestito da due diversi datori di lavoro (i dirigenti scolastici). Per far posto ad una scuola con quaranta iscritti, il Leonardo dovrebbe rinunciare a trecento ragazzi con scenari che ci sono stati delineati che non sono assolutamente accettabili».
«Se il piano di ridimensionamento che è stato concepito dovesse passare - prosegue il suo sfogo il genitore-, arriveremo alla paradossale situazione in cui due scuole che funzionano come il Cassini e il Leonardo si troverebbero fortemente ridimensionate con “numero chiuso” all’ingresso e una scuola come il Colombo avrebbe una notevole capacità non sfruttata in quanto, come noto, è l’appetibilità dell’offerta formativa ad attrarre nuove iscrizioni e non dirigistiche soluzioni dall’alto come quelle appena approvate da Regione e Provincia».
Sulla questione è intervenuto il consigliere regionale di Forza Italia Luigi Morgillo che ha accusato la giunta di Claudio Burlando: «Ora che vengono alla luce tutte le contraddizioni, che noi abbiamo in precedenza evidenziato Burlando gioca allo scarica barile. I genitori ricordino che una sentenza del Tar ha già dato ragione ad un ricorso per gli istituti di Borgoratti e Albaro»