«Scuola islamica, indietro non si torna»

«I bimbi danesi da noi non rinunciano a essere danesi»

Gianandrea Zagato

«Per i bambini che frequentavano via Quaranta immaginare un futuro in una scuola secondo i principi dell’ordinamento italiano non significa volerne calpestare le identità e i principi culturali». Bruno Ferrante scandisce lentamente le parole, quasi volesse chiedere un’attenzione più forte e, perché no, più sentita a quelle famiglie musulmane sul punto di compiere una scelta per il domani dei loro figli.
Non sembra però, signor prefetto, che finora ci sia stata l’auspicata svolta. Un drappello di genitori ha protestato, ieri, davanti all’ex sede di via Quaranta con tanto di lezioni in arabo sul marciapiede. Chiedono la riapertura dell’Istituto. È possibile?
«Indietro non si torna. Quella scuola così com’è è fuorilegge. L’abbiamo già detto ai responsabili della scuola al primo incontro avvenuto in prefettura. L’istituto di via Quaranta è illegale non solo perché non risponde ai requisiti richiesti dall’edilizia scolastica ma lo è pure come istituto scolastico non rispettando i parametri e le richieste della legislazione italiana».
Quella protesta è quindi un segnale della mancata accettazione del percorso di transizione dalla scuola illegale a quella nel rispetto della legge?
«Non mi aspettavo che nascesse una visione comune su questo problema dopo appena due incontri. C’è bisogno di insistere, di confrontarsi e di far conoscere la scuola italiana. Bisogna che le famiglie interessate sappiano qual è la scuola che offriremo ai loro figli. Al primo tavolo in prefettura abbiamo richiesto la disponibilità a muoversi nella legalità e a lavorare insieme a un progetto scolastico in un quadro di riferimento legislativo italiano. Incontro accompagnato da tavoli tecnici - che continuano a lavorare - presso l’autorità scolastica con persone in possesso delle competenze necessarie per affrontare il problema. Percorso di mediazione che si sviluppa incontrando i genitori per spiegare loro con chiarezza e semplicità ciò che offre il nostro ordinamento scolastico».
Allora, i genitori non hanno ancora ben compreso i vantaggi. Sono solo spaventati dal timore che la loro cultura sia cancellata?
«Il dialogo con le famiglie è fondamentale, bisogna dare informazioni corrette. Non devono affatto essere spaventate perché dove c’è integrazione non cessa l’identità del gruppo. Lo dimostrano i ventimila bambini musulmani che frequentano le scuole - sia pubbliche che private - della Lombardia. Nessuno vuole calpestare la loro identità ma devono accettare le regole sapendo che le scuole di questo Paese hanno una lunga tradizione di apertura e di accoglienza. Penso, ad esempio, ai bambini danesi o inglesi o francesi nelle nostre scuole pubbliche dove non hanno certo imparato a rinunciare a essere danesi, inglesi o francesi».
Ma qual è il percorso didattico per i cinquecento ex allievi di via Quaranta? Scuola pubblica o parificata o anche scuola paterna?
«Scelte tutte ipotizzabili ma, lo ripeto, nella cornice della legalità. Non si può pensare di mettersi sopra le leggi».
Massima disponibilità, signor Prefetto. Ma i tempi stringono: ci sono centinaia di bambini che, a una settimana dall’inizio dell’anno scolastico, restano ancora a casa.
«È il nostro primo pensiero. Quello che spinge a un ragionare più serrato con le loro famiglie perché avvenga un inserimento scolastico nel rispetto della legalità. Unico percorso per dare un futuro ai figli».