Scuola islamica, risuona la campanella

Ma l’assessore Simini: attacca: «Forti dubbi sulla legalità dell’iniziativa»

Augusto Pozzoli

Scuola di via Quaranta, capitolo chiuso? Adesso si pensa ai bambini che non hanno accolto l’invito a frequentare una scuola statale e sono rimasti a casa. Si è costituita una nuova associazione, «Insieme», con lo scopo di recuperare il tempo perduto e avviare dei corsi che preparino gli allievi a presentarsi a fine anno a conseguire l’idoneità sia italiana che egiziana. «Perché – ha sottolineato ieri presentando l’iniziativa Othman Mihmoup, un imprenditore immigrato e ormai provvisto della cittadinanza italiana che è presidente dell’associazione – quel che non si è capito ancora è il fatto che ai nostri figli vogliamo garantire un titolo di studio che sia riconosciuto in entrambi i Paesi. Solo per questo insistiamo ad avere una scuola adeguata alle nostre esigenze».
I bambini rimasti a casa dopo la chiusura di via Quaranta sono 200. «Potranno iscriversi ai nostri corsi – ha continuato il presidente di “Insieme” –. Ma noi accetteremo anche altri. Certo non quelli che hanno fatto la scelta di iscriversi alle scuole statali: per loro prevediamo delle lezioni per potersi preparare a raggiungere l’idoneità egiziana». Othman Mihmoup ha poi sostenuto che la nuova associazione non ha nulla a che fare con coloro che hanno gestito la scuola di via Quaranta. E a questo proposito esibisce una lettera del console egiziano Sherine Maher nella quale si garantisce non solo il pieno appoggio all’iniziativa ma addirittura che «la Repubblica Araba d’Egitto provvederà a concedere la propria supervisione onoraria alla scuola dell’Associazione». La scuola di via Quaranta era invece di fatto disconosciuta dalle autorità egiziane. Adesso si comincia dai corsi di preparazione agli esami di idoneità: si stanno raccogliendo le iscrizioni e le lezioni si svolgeranno solo di pomeriggio in un edificio scolastico messo a disposizione dell’Enaip in via Ventura 4, a Lambrate. L’avvio è prevista a partire dal 27 dicembre. «Sono previste 5 ore di lezione al giorno – ha ricordato Lidia Acerboni, docente italiana che da tempo assiste gli immigrati egiziani – e verranno impiegati docenti qualificati, sia egiziani che italiani. Per quest’anno ci limitiamo a questi corsi, e intanto prepareremo un progetto per arrivare in futuro ad aprire una scuola autorizzata anche dal dicastero della Pubblica Istruzione». A questo proposito il direttore scolastico regionale Mario Dutto ha dichiarato di aver già inviato al ministero la presa di posizione del consolato perché a livello di ministeri degli Esteri italiano ed egiziano venga formalmente affrontato il problema. Altre attività previste in via Ventura: corsi di preparazione all’esame di idoneità per ragazzi egiziani che frequentano al mattino le medie statali e corsi per 25 ragazzi egiziani che non hanno mai frequentato la scuola: «Li prepareremo a sostenere esami di idoneità a fine anno – ha concluso la professoressa Acerboni – perché poi il prossimo anno si possano regolarmente iscrivere in una media statale».
Chi non vede di buon occhio questa iniziativa è l’assessore comunale all’Educazione Bruno Simini: «Non possiamo dimenticarci quello che è stato, far finta che via Quaranta non sia esistita. Quando è stato chiuso quel posto i genitori ci hanno raccontato che erano preoccupati perché i loro figli non avrebbero imparato l’arabo. Oggi di doposcuola di arabo ne sono stati fatti a bizzeffe, ma ancora queste famiglie non vogliono mandare i bambini a scuola. Per la nostra cultura questa posizione è fantascienza. C’è ancora un problema di legalità: l’educazione paterna è lecita se fatta a casa propria e con tre, quattro bimbi al massimo. Se andassero in porto questi corsi si creerebbe un precedente devastante: qualsiasi persona un domani potrebbe prendere 150 bambini e istruirli a suo piacimento. Queste famiglie si stanno coprendo con la foglia di fico del doposcuola legale e, con alcuni fiancheggiatori culturali, stanno mettendo in piedi una via Quaranta due. Oltretutto hanno preso in giro il consolato islamico, leggo nella lettera che il console dà «supervisione onoraria all’attività della scuola privata italiana di nuova apertura». Ma questa non è una scuola italiana, sono le loro lezioni. La verità ormai è evidente, le famiglie islamiche non hanno più scuse: pur di non mandare i figli nelle nostre scuole gratis, sono disposti a pagare».