Scuola italiana all'estero: il paradiso degli sprechi

Un carrozzone da 170 milioni l'anno. Chi frequenta non paga. Ma ormai 8 studenti su 10 sono stranieri. Oltre allo stipendio per gli insegnanti un'indennità da 4.750 euro

Roma - Nel 1999 erano 170 miliardi di lire. Nel 2008 sono diventati 170 milioni di euro. Le cifre lievitano ma le scuole italiane all’estero rimangono un carrozzone mangiasoldi di cui non si capisce ancora il destino finale. Le norme che le gestiscono sono vecchie di 40 anni, quando il supporto scolastico era destinato agli immigrati sperduti nel mondo e bisognosi di radici culturali. Oggi le scuole italiane hanno perso quella funzione di aggregazione e otto alunni su dieci sono stranieri. Gli italiani preferiscono frequentare gli istituti locali bilingue dove l’italiano si associa al tedesco oppure all’inglese o allo spagnolo. Il caso Zurigo, che si racconta in questa pagina, la dice lunga su come ormai il sistema sia decotto e pronto per essere profondamente rivisitato.

I NUMERI
La rete scolastica attuale è composta da 183 scuole (statali, paritarie, legalmente riconosciute) e 111 sezioni italiane presso le scuole straniere. In totale sono 290 le istituzioni in cui il ministero degli Esteri versa i suoi contributi per un’utenza complessiva di circa 31mila alunni. In particolare sono profondamente sostenute le scuole statali dove personale docente e non docente proviene dall’Italia. Sono otto in tutto (ogni struttura comprende materne, elementari, medie, superiori) e l’ubicazione è concentrata in Europa: Atene, Parigi, Zurigo, Istanbul, Barcellona e Madrid. Due le scuole in Africa, ad Asmara e Addis Abeba. I ragazzi che le frequentano dall’asilo alla maturità sono un drappello esiguo: circa 4809 di cui 2188 in Africa.

STIPENDI D’ORO
I «coraggiosi» docenti che decidono di «emigrare» sono circa 500 distribuiti tra scuole statali e quelle bilingue e incassano a fine mese un doppio stipendio. Il primo viene pagato dal ministero della Pubblica Istruzione che deduce solo l’indennità integrativa speciale. Il secondo viene pagato dal ministero degli Esteri. Si chiama assegno di sede, che mediamente si aggira attorno ai 4750 euro, una cifra maggiorata del 20% per il coniuge e del 5% per ogni figlio. Il bel gruzzoletto può superare anche i 6000 euro se si scelgono sedi cosiddette disagiate come quella di Adiss Abeba o di Asmara. Ma tutto ha un prezzo. E per mantenere la carica dei 500 in giro per il mondo il Mae spende all’anno quasi 30 milioni di euro. Non è tutto. Questi insegnanti hanno più ferie di quelle assegnate ad un console perché possono usufruire di 48 giorni più 4 di festività soppresse contro i 36 di un insegnante in Italia. Ogni 18 mesi, inoltre, è previsto un viaggio di congedo con la famiglia in aereo. Andata e ritorno. Ma l’elenco dei cadeaux non si ferma qui. Quando l’insegnante decide di fare le valigie, il Mae gli paga il viaggio aereo e pure il trasloco. Che si traduce, per esempio, in un bell’assegno di 9.500 euro se la destinazione è Addis Abeba. Arrivato a destinazione il prof è aiutato con «un’indennità destinazione» pari ad un’intera mensilità da utilizzare, per esempio, per l’affitto di una casa. Le agevolazioni valgono solo per gli insegnanti diretti alle scuole statali. Sono applicate ai dirigenti scolastici, ai cosiddetti lettori, cioè i 265 docenti universitari che tengono corsi di lingua italiana. Se poi aggiungiamo i supplenti e il personale a contratto, il microcosmo sale a 1.500 unità che risucchiano i due terzi dei fondi a disposizione del Mae.

I COSTI DA TAGLIARE
Lo Stato italiano paga di tutto e di più, persino l’affitto per la scuola pubblica di Barcellona (126mila euro) e per quella di Atene (194mila euro). Ma se gli edifici sono fondamentali, altre voci nel bilancio sono nel mirino della Finanziaria 2009. Come quelle per i libri scolastici, per la preparazione per i docenti in partenza, per mostre e corsi di teatro che quest’anno hanno assorbito un bel 200mila euro. Le spese da limare investono la formazione dei docenti (400mila euro), i contributi nelle scuole paritarie (4 milioni di euro), i contributi per le sezioni italiane nelle scuole europee (600mila euro), i corsi di formazione dei docenti (450mila euro).

LE PROPOSTE
Già nel ’99 la Farnesina voleva ridurre le scuole italiane all’estero e incentivare invece i corsi di italiano negli istituti stranieri. Tutte idee rimaste sulla carta che Franco Frattini, ministro degli Esteri, ha intenzione ora di sdoganare. Nel luglio scorso aveva già dichiarato la necessità di una trasformazione radicale del nostro sistema di promozione culturale e linguistica all’estero.