A scuola di lingua dei segni

Il pugno chiuso appoggiato a una guancia per dire «Mamma», gli indici alzati alternativamente per indicare le guglie del Duomo e dire «Milano». Non solo inglese e francese, in tre scuole pubbliche milanesi la terza lingua inserita nei programmi di studio è una materia che di solito non si trova nelle tabelle ministeriali: la Lis, la lingua italiana dei segni con cui comunicano i sordomuti.
A impararla oltre un centinaio di allievi, naturalmente udenti, degli istituti professionali. Che arriveranno al diploma con il titolo di «Tecnico dei servizi sociali»: all'Oriani Mazzini di via Pisa, al Frisi di Quarto Oggiaro e al Belisario di Inzago per 2-3 ore la settimana bisbigli e interrogazioni stanno fuori dalla porta, per chi è in classe, invece, occhi attenti all’insegnante e mani agili.
«All'inizio qualcuno mi guardava sorpreso, ma ora molti si divertono e stanno attenti» spiega Mara Domini una delle insegnanti che lavorano a «Promosordità» il progetto partito nel 2004 e messo a punto dagli istituti e dall’Ente nazionale sordomuti di Milano.
Duecento ore di lezione complessive in quarta e quinta superiore più stage e tirocini. «Così, quando questi ragazzi lavoreranno per i servizi sociali - spiega la prof - e incontreranno un sordo, sapranno da subito come comunicare con lui» aggiunge Luigi Mattiato, consulente del Glip, il gruppo lavoro per l’handicap. In provincia di Milano sono 350 i sordi assistiti a scuola dagli insegnanti di sostegno, a cui vanno aggiunti i casi non segnalati o i figli di famiglie benestanti spesso seguiti privatamente. «Abbiamo molti allievi disabili, 70 su 900; negli anni scorsi i sordomuti sono stati diversi - precisa Luca Azzolini, preside del Frisi -. È così che è emersa la necessità di un educatore che sappia comunicare con loro».