Alla scuola materna per ordine del tribunale

da Milano

Era stato iscritto alla materna comunale per sentenza del tribunale per i minorenni. Anche senza permesso di soggiorno. Un provvedimento preso da un giudice che seguiva il bimbo, figlio di una coppia di immigrati ucraini andata in crisi. Lui non aveva trovato un posto di lavoro minimamente sicuro ed era diventato violento; i rapporti tra i coniugi si erano ben presto deteriorati. Da qui la segnalazione del caso da parte dei servizi sociali al tribunale. In seguito la madre aveva ottenuto l’affido del bimbo, a patto che dimostrasse di poterlo assistere adeguatamente anche dal punto di vista economico, ossia col suo lavoro di domestica a ore in nero. Una vita di sacrificio come per altre migliaia di donne inserite nelle famiglie milanesi, per cercare di ricostruirsi una situazione in cui poteva trovare un posto adeguato anche il figlio. «Per fortuna c’è stato l’intervento del giudice – racconta la domestica immigrata –, altrimenti non avrei potuto lavorare per mantenere mio figlio». L’estate scorsa la donna viene raggiunta dai genitori, che poi sono tornati in Ucraina col nipotino. Una vacanza in patria per il bimbo, anche per dar modo alla madre di organizzarsi meglio, per trovarsi una casa autonoma. «Mio figlio – dice la donna – doveva rientrare a Milano prima di Pasqua e avremmo continuato a vivere insieme. Sto facendo i miracoli per sistemarci al meglio. Ma adesso che cosa succederà? Come farò a iscriverlo nuovamente alla materna se io non ho il permesso di soggiorno? E senza la materna io non potrò certo lavorare. Ma cosa c’entra lui in tutte queste regole? È come tutti gli altri bambini, anzi ha più bisogno degli altri. Mi pare che sia una vera ingiustizia». Il giudice minorile le aveva dato un grande aiuto, ma ora il sogno dell’immigrata ucraina clandestina di rifarsi una vita insieme al figlio sembra svanire.