La scuola non insegna più come si diventa cittadini

Se per strada non sputo a terra; se mi fermo al rosso (in auto e a piedi), aspettando pazientemente il semaforo verde; se non mi piazzo nel bel mezzo del marciapiede a parlare, essendo di impaccio alla gente; se non mi «attacco» al tram, preferendo farmela a piedi (pur volendolo fare, l’età e la schiena me lo impedirebbero); se insomma mi comporto da persona civile, lo debbo essenzialmente ai miei genitori e alla scuola. Ma quale scuola? La scuola degli anni Cinquanta e Sessanta, che prestava molta attenzione a una materia chiamata «educazione civica».
Che fine ha fatto l’educazione civica? È quasi morta, i becchini sono già allertati. Si è ammalata nel Sessantotto, è entrata in coma negli anni successivi e oggi tutti le danno uno, due anni di vita. Nei libri scolastici (se pure c’è) è ridotta ad appendice della Storia. Tanto che non si chiama più «educazione civica», ma «cenni di educazione civica», come a dire: briciole del saper vivere.
Qui davanti ho un sussidiario degli anni Sessanta. L’educazione civica viene subito dopo la Religione (che apre il libro) e prima della Storia. Ci sono paragrafi che insegnano a comportarsi bene a casa, per strada e a scuola, a rispettare gli amici, a distinguere tra diritti e doveri. Ci sono spiegazioni del Codice civile e penale, ed articoli della Costituzione.
Se i giovani nell’anno di grazia 2007 ti danno una spallata che a momenti ti butta a terra; se alzano a tutto volume lo stereo; se strappano i manifesti pubblicitari all’uscita della scuola; se attaccano la gomma al sedile dell’autobus; se rincasano alle due di notte facendo un chiasso indiavolato; se a scuola si comportano da bulli, mettono la mano sul sedere all’insegnante, danno il «tu» ai professori; se insomma non si rispettano le regole elementari del vivere civile, la colpa è (principalmente) loro, ma anche dei genitori e della stessa scuola, che a un certo punto ha ritenuto un’equazione o un verbo latino più importante della formazione morale e civile dell’individuo.
Ora l’Associazione verde ecologista, presieduta da Carmine Attanasio, in una conferenza nello storico caffè Gambrinus di Napoli, ha lanciato una petizione a sostegno della proposta di legge per l’introduzione della materia «Educazione civica e ambientale» in tutte le scuole dell’obbligo. Materia importante, si badi, da porre sullo stesso piano di Storia, Geografia o Scienze. Tanto importante da doversi ritenere fondamentale ai fini della promozione. Le Regioni dovranno provvedere alla preparazione dei docenti. L’Associazione ritiene che la disgregazione della famiglia e la perdita dei valori (tra cui il rispetto dell’ambiente) siano da addebitare anche alla perdita del senso civico. Bravo Attanasio: verrò a firmarla pure io la petizione, sempre che la mondezza sparsa per strada mi faccia arrivare.
mardorta@libero.it