Scuola: primarie senza tempo pieno Insegnanti e genitori, rischio scontro

Centocinquanta gli istituti non in grado di organizzare questo servizio

Augusto Pozzoli

Pochi giorni alla campanella finale (sei effettivi di lezione), ma già si pensa al futuro. Con un rischio pesante alla scuola primaria (le ex elementari) di Milano e provincia: che si possa creare uno scontro fra insegnanti e genitori. La scarsità delle risorse disponibili, infatti, non consentirebbero di rispondere alla domanda di tempo pieno inteso nella forma tradizionale, due docenti per classe. Secondo Rita Frigerio, segretaria della Cisl scuola, ci sarebbero 150 scuole che non sono in grado di organizzare questo servizio. Così gli insegnanti, che non sono disposti a ridimensionare l’organizzazione delle classi rinunciando alle compresenze, stanno avanzando la richiesta di dire di no a una parte della richiesta di tempo pieno avanzata dalle famiglie. «Il Csa (l’ex provveditorato) – spiega Rita Frigerio – ha già distribuito alle scuole i rinforzi concessi dal ministero, ma questi garantiscono le 40 ore, non il tempo pieno così come è sempre stato realizzato nelle scuole milanesi. Gli insegnanti si trovano a questo punto di fronte a un dilemma assurdo: o impoverire il servizio offerto dalla scuola, oppure trasformare la domanda di tempo pieno in servizio da svolgere solo al mattino. Il sindacato non può che tutelare il tempo pieno con le compresenze».
Un dilemma che già si è presentato alle riunioni di alcuni collegi dei docenti che in questi giorni si riuniscono per decidere i modelli di scuola da inserire nel pof (piano di offerta formativa) in base alle risorse arrivate nelle scuole, e già si sta delineando l’ipotesi che parte delle famiglie possano vedersi negare il tempo pieno. Ogni decisione, tuttavia, dovrà essere poi sancita (o respinta) dai consigli di circolo cui compete decidere sugli orari scolastici, e qui avverrà lo scontro fra i rappresentanti tra genitori e docenti che porteranno la proposta di rifiutare il tempo pieno senza le compresenze. Uno stato di disagio, insomma, che può minare il buon rapporto che deve esserci nelle scuole tra insegnanti e genitori. «Una situazione che avevamo previsto – continua la Frigerio – e che è il frutto di un continuo taglio di personale necessario per garantire una scuola di qualità. Il guaio è che a fronteggiare questo disagio nelle scuole ci sono i dirigenti scolastici su cui ricade alla fine l’ingrato compito di mediare tra le diverse esigenze che si vanno imponendo. Ma non si può pretendere oggi che si facciano le nozze coi fichi secchi». Secondo la sindacalista, la carenza di risorse metterà le scuole in difficoltà per altri due problemi: l’integrazione degli alunni stranieri per cui mancano i “mediatori” in grado di aiutare soprattutto i neoarrivati a superare l’handicap della conoscenza dell’italiano e l’insegnamento della lingua inglese. «Per l’inglese – dice ancora Rita Frigerio – il Csa ha previsto di coprire due ore settimanali dalla seconda alla quinta classe. In realtà nelle scuole di Milano e provincia dalla terza in poi all’insegnamento dell’inglese finora sono state riservate tre ore settimanali. Non credo sia possibile che le scuole possano dire alle famiglie che il programma di studi da anni promesso improvvisamente viene ridimensionato: e allora sono necessarie anche per l’inglese altre risorse». Una realtà con cui le scuole dovranno in ogni modo fare i conti: per questo già si comincia a discutere come gestire nelle classi il tempo da dedicare ai bambini salvaguardando le loro esigenze di apprendimento. E le famiglie a Milano e provincia chiedono ormai quasi all’unanimità un servizio che consenta loro di conciliare impegni di lavoro e cura dei figli.

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