«Una scuola pubblica di serie A deve trovare i soldi in azienda»

Fioroni si ispira alla riforma Moratti e apre ancora di più ai fondi privati. E i Cobas annunciano già battaglia

da Roma

Un intervento che depotenzia la riforma voluta da Letizia Moratti ma non la smantella e, soprattutto, non la sostituisce. Le novità per la scuola, contenute nel pacchetto sulle liberalizzazioni del decreto Bersani, ritoccano l’istruzione superiore, mettono mano alla «rivoluzione» approvata dal precedente esecutivo ma, come ammette lo stesso ministro Giuseppe Fioroni, non hanno né il passo né l’ambizione di essere una vera controriforma. Anzi. Uno dei punti all’epoca più contestati all’attuale sindaco di Milano dai Cobas, l’«aziendalizzazione» delle scuole con l’«apertura» ai finanziatori privati, finisce persino per essere potenziato. Il ministro ieri ha detto che «dare l’opportunità alle risorse dei privati di aiutare la scuola pubblica italiana è un significativo passo avanti». Il leader dei comitati di base Piero Bernocchi ha replicato annunciando una mobilitazione e accusando Fioroni di ricalcare il peggio del precedente esecutivo.
Mentre l’opposizione si muove tra scetticismo e aperta critica, soprattutto per i metodi con cui si è modificata la riforma, il ministro Giuseppe Fioroni trova motivo di soddisfazione proprio nell’aver «detto no alla riformite», preferendo un modello, a regime dal 2009-2010, che possa dare «certezza e tranquillità» valorizzando «quello che abbiamo», ossia, secondo l’esponente della Margherita, «l’autonomia scolastica e gli istituti tecnici e professionali che hanno rappresentato la storia e la tradizione del nostro Paese». Costretta all’aborto la licealizzazione dell’istruzione superiore, non vedranno la luce dunque due degli otto licei, l’economico e il tecnologico, introdotti dalla riforma Moratti. Si torna all’antico resuscitando gli istituti tecnici e professionali. Che, a dar retta a Fioroni, «sono sempre stati in serie A nell’istruzione e hanno portato anche l’Italia in serie A negli anni del boom economico». Ogni provincia avrà poi un «polo tecnico professionale», formato da tre canali: gli istituti tecnici e professionali, i percorsi professionali triennali e, come da nuova denominazione dei percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore, gli istituti tecnici superiori. Queste aggregazioni dovrebbero consentire «uno sviluppo armonico tra la scuola e la crescita dei territori locali e dell’intero Paese e saranno finalizzati a promuovere in modo stabile la diffusione della cultura scientifica e tecnica», assicura il titolare del ministero di viale Trastevere. Che però si prepara a ridisegnare pure loro, i «gloriosi» istituti tecnici e professionali, con un disegno di legge approvato sempre nel Consiglio dei ministri di giovedì che detta gli indirizzi per il loro «riordino e potenziamento» e prevede il riordino degli organi collegiali (che potranno avere come rappresentanti anche i «donatori» privati, che siano associazioni non profit o anche imprenditori). Nel disegno di legge pure il potenziamento delle funzioni delle giunte esecutive delle scuole, un comitato tecnico di monitoraggio e, soprattutto, un fondo perequativo che dovrebbe permettere anche alle scuole trascurate dai donatori e a quelle delle aree più disagiate di usufruire dei benefici derivanti dalle donazioni dei privati.
Proprio la parte che estende agli istituti scolastici le agevolazioni fiscali già riservate alle fondazioni per quanto riguarda le donazioni finalizzate a innovazione tecnologica, edilizia scolastica e ampliamento dell’offerta formativa è quella di più immediata attuazione: gli sgravi concessi a persone fisiche, a imprese e ad associazioni non profit saranno deducibili già dalla dichiarazione dei redditi del 2008, relativa all’anno in corso.