Scuola, si cambia Così si risparmiano 8 miliardi di euro

Nel Dpef prevista una riduzione del personale docente di 100mila unità. Stipendi, gli scatti saranno triennali. Torna il maestro unico

Roma - Piano Scuola e pressione fiscale. Misure antievasione e spesa previdenziale. Privatizzazioni e George Bernard Shaw. Nel Documento di programmazione economica per spiegare la logica della semplificazione legislativa trovano spazio anche le frasi del commediografo britannico in contrapposizione a quelle di Tolstoj. Secondo Shaw «per ogni problema complesso, c’è sempre una soluzione semplice. Che è sbagliata». «A tale pessimismo, che esprime una volontà restia ad ogni cambiamento - scrive il Dpef -, vale la pena di contrapporre il motto di Tolstoj: “Non ci può essere grandezza senza semplicità”. La semplicità costituisce quindi un mezzo per contribuire a cambiare ed a rendere grande e competitivo il nostro Paese».

Curiosità letterarie a parte, il Documento di programmazione tratteggia gli interventi contenuti nel disegno di legge della manovra sulla Scuola. Che oltre a prevedere risparmi per 8 miliardi (dei 20 complessivamente previsti dalla riforma della pubblica amministrazione), contiene anche una revisione (da realizzare con legge delega) dell’attuale sistema organizzativo e didattico. Che va dalla definizione di nuovi piani di studi alla revisione dei criteri per la formazione delle classi; e passa anche attraverso il ripristino del maestro unico per le elementari. Nel complesso, la manovra prevede che il personale docente dovrà essere ridotto di almeno 100mila unità. Saranno 47mila i dipendenti amministrativi che non verranno sostituiti dal blocco del turn over. I risparmi ottenuti, però, non andranno esclusivamente a ridurre la spesa pubblica. Il 30% verrà utilizzato per il personale della scuola.

Previsti anche interventi di contenimento delle spese nell’Università (a partire dal 2009 gli scatti biennali di stipendio dei docenti diventano triennali) e per la ricerca. Verranno aboliti tutti quei centri con meno di 50 dipendenti, salvo deroghe individuate dal ministero di riferimento.

Il Dpef, poi, indica che un terzo della manovra per raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio arriverà da entrate. Ed a proposito di azzeramento del deficit, l’appuntamento slitta materialmente al 2012, in quanto al 2011 il disavanzo dovrebbe essere nell’ordine dello 0,1%. Dal piano antievasione fiscale indicato nel decreto legge dovrebbero entrare 1,3 miliardi di euro; di questi, 830 milioni dal concordato. E sempre per restare nelle grandi cifre del Dpef, la pressione fiscale scenderà quest’anno dal 43,3 al 43%; ed infrangerà il tetto del 43% nel 2013. Una scelta condizionata anche dall’aumento della spesa previdenziale, che toccherà il massimo nel 2038 quando arriverà al 15,3%.

Capitolo privatizzazioni. Il Dpef prevede l’uscita dello Stato dalle Poste e dal Poligrafico «al verificarsi di determinate condizioni». Mentre nei prossimi mesi dovrebbe essere completato il processo di privatizzazione per Fincantieri e Tirrena. Esclusa una riduzione della quota controllata dal ministero dell’Economia in Finmeccanica, Eni ed Enel.

Nel Dpef, poi, c’è una lunga analisi sulla scelta che ha portato il governo ad indicare all’1,7% il tasso d’inflazione programmata, quando l’inflazione effettiva sarà nel 2008 al 3,4%. Vengono ricordati l’accordo sul costo del lavoro del 1993 e la posizione della Bce sul contenimento salariale per non dare nuova linfa al carovita, già alimentato dal petrolio e dai prezzi degli alimentari.

Intanto prosegue l’iter del decreto fiscale, quello approvato al Consiglio dei ministri di Napoli, che contiene l’abolizione dell’Ici sulla prima casa e il taglio delle imposte sugli straordinari. Il governo ha posto la fiducia. La prima del governo Berlusconi. Sarà votato questa sera.