Una scuola si finanzia i corsi di italiano

Nel dossier immigrazione della Caritas è un dato numerico. Nella scuola media di piazza Axum a Milano, un dato di fatto. Il 10,2 per cento degli studenti milanesi è straniero. E nella prima media che portiamo ad esempio la percentuale è ancora più alta: in classe 9 alunni su 18 sono stranieri, alcuni dei quali in Italia da quattro o cinque mesi. Una classe a dir poco multietnica, visto che insieme ai 9 italiani ci sono una cinese, una russa, una pakistana e un’equadoregna, e ancora, un ragazzino albanese, uno romeno, un algerino, un brasiliano e un filippino. Di sicuro un’esempio di integrazione, ma le difficoltà non mancano. «È complicato pensare di fare un programma che valga per tutti, probabilmente dovrò scrivere tanti programmi diversificati in base al loro livello di partenza e preparare verifiche di tanti livelli differenti - spiega la docente di italiano -. Per qualcuno gli obiettivi si avvicinano a quelli della scuola primaria. Molti di loro hanno avuto una buona scolarizzazione nel loro Paese, ma non sanno una parola di italiano e non capiscono neanche quello che viene chiesto loro. A questo livello è difficile anche solo capirsi». È per questo che nell’istituto un'altra insegnante che ha deciso di prendersi a cuore la questione ha messo insieme un progetto per aiutare i bambini stranieri. «Uomini e donne senza confini», questo il titolo dell'iniziativa, che prevede corsi di alfabetizzazione in orario extrascolastico, autofinanziati dalla scuola.
«Di sicuro non basta ma è già qualcosa - racconta la referente per gli alunni stranieri della scuola -. Ma le cose da fare sarebbero tantissime. Noi abbiamo cominciato dallo scrivere le schede di iscrizione a scuola in diverse lingue. Ma così dovrebbe essere anche per i libri di testo, se ce ne fosse qualcuno con la traduzione a fronte scritta nelle lingue d’origine dei bambini sarebbe più semplice proseguire con il programma e parallelamente tenere loro lezioni di italiano. Inoltre, la legge prevede che i ragazzi studino due lingue oltre all’italiano, cioè francese e inglese, ma è troppo per i bambini stranieri, e in questo modo si rischia di traumatizzarli ulteriormente, ottenendo l’effetto contrario dell’integrazione, ovvero la loro chiusura in se stessi».