Scuola, tagliati 50mila posti. La sinistra insorge

Verdi e Pdci: «Tradito il nostro programma, voteremo contro»

da Roma

Il rilancio della scuola pubblica era uno degli obiettivi prioritari del programma dell’Unione. Era. Adesso gli obiettivi del governo Prodi devono essere cambiati visto che nella relazione tecnica della Finanziaria la scure dei tagli si abbatte pesantemente sul personale scolastico, docente e no. La denuncia parte dalla rivista di settore Tuttoscuola che, fatti due calcoli spara una cifra drammatica: cinquantamila posti in meno in tre anni a partire dal 2007. Una riduzione del personale pari al 5 per cento, osserva Tuttoscuola: una dieta così drastica non era mai stata imposta da nessuna Finanziaria. Anche dentro la maggioranza infatti il provvedimento viene bocciato. Il viceministro della Pubblica istruzione Mariangela Bastico si affanna a mettere una pezza affermando che i conti della rivista sono sballati. Niente tagli, dice la Bastico, ma soltanto «razionalizzazioni».
I sindacati però non sembrano darle molto credito. «Non c’è certezza per il rinnovo del contratto», dice Massimo di Menna segretario nazionale della Uil-scuola che chiede sostanziosi correttivi alla Finanziaria anche in materia fiscale. E pure Francesco Scrima, segretario generale della Cisl scuola, definisce «inaccettabili» i tagli.
Ma è proprio dentro la maggioranza che la prospettiva della sforbiciata alla scuola scatena la bagarre mettendo ancora più a rischio il cammino della Finanziaria. Il capogruppo dei verdi alla Camera, Angelo Bonelli annuncia subito che il suo partito non voterà una manovra che prevede tagli inaccettabili alla scuola pubblica visto che si tratta di un provvedimento in aperto contrasto con il programma dell’Unione. Identica la posizione del capogruppo del Pdci a Montecitorio, Pino Sgobio, che rincara la dose accusando il governo di voler dare «un colpo durissimo alla scuola dell’obbligo mentre dall'altra parte si prevedono 100 milioni alle scuole private». E in effetti il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni della Margherita, si è speso per sostenere finanziariamente le scuole cattoliche, irritando così i suoi alleati della Quercia, verdi e comunisti. Contro la Finanziaria tagliadocenti si scagliano pure i capigruppo alla Camera e al Senato del Prc Gennaro Migliore e Giovanni Russo Spena: «Siamo convinti che il dibattito parlamentare dovrà modificare nella Finanziaria l'entità dei tagli previsti alla scuola - dicono -. Pensiamo che il rilancio della scuola sia infatti una priorità per tutta l'Unione».
Anche la Casa delle libertà chiede conto dei tagli. Il responsabile Scuola e università di An, Giuseppe Valditara sottolinea come «per i prossimi tre anni ci sarebbe spazio soltanto per 74.762 assunzioni di insegnanti precari e non invece per i 150.000 promessi dal governo». Il senatore Valditara chiede al ministro di dare una spiegazione immediatamente «oppure si dimetta», conclude.