Scuola, trecentomila giovani rimandano Fioroni a settembre

Le associazioni studentesche: "Lo sciopero
di ieri è solo il primo atto. Torneremo in piazza".
Il ministro: &quot;Un giorno mi ringrazieranno&quot;<br />

Milano - Lo striscione «Occupiamo il Vaticano e impicchiamo il Papa», potevano risparmiarselo. Come potevano risparmiarsi le volgarità in rima contro Fioroni. Ma non si può certo pretendere che i 300mila studenti scesi ieri in piazza contro il ministro dell’Istruzione fossero tutti dei piccoli lord Brummell. Al centro della contestazione, soprattutto l’esame di riparazione. Una prova d’appello che il ministro Fioroni ha ripescato dal passato dopo aver visto i risultati degli scrutini alle scuole superiori: una valanga di debiti formativi non saldati. Sventolano le bandiere rosse dell'Unione degli studenti e dell'Unione universitari; gridano«No alla riforma della scuola», e dicono «no al numero chiuso nelle università ». E ancora: «Fioroni rimandato a settembre».

Nella capitale, la scritta «Le nostre idee faranno scuola» anticipa un camion con musica a tutto volume. Gli studenti gridano: «Ministro la scuola è nostra». E poi: «Non cambiate l’istruzione? Noi ve famo la rivoluzione ». E anche: «Contro il governo della guerra per una scuola pubblica, laica, di massa». Centotrenta cortei da nord a sud per reclamare «risposte chiare da parte del ministro Fioroni sul decreto riguardante l’assolvimento dei debiti formativi»: «Un provvedimento imposto agli studenti senza averci consultato preventivamente». Un refrain - questo della «consultazione preventiva» - che dalla riforma Gentile in poi ha caratterizzato tutti i cortei studenteschi. Questa volta, rispetto a bui periodi del passato, non ci sono stati incidenti. Un particolare non di poco conto. I ragazzi chiedono che i corsi di recupero vengano fatti a scuola «senza interferenze di privati», con tempi del recupero sostenibili perché - dicono - «debiti e crediti non possono essere un calcolo algebrico».

Il ministro li riceverà mercoledì ma già ieri ha assicurato che la «scuola garantirà i corsi e che la valutazione finale del superamento delle lacune spetta al consiglio di classe che giudica lo studente nel suo complesso e nel suo percorso di impegno». Il ministro ha anche chiesto un’apertura di credito: «Non posso chiedere ai ragazzi di condividere tutto oggi ma chiedo di darmi la disponibilità a ripensarci domani, magari quando cercheranno un lavoro». Ciò nella convinzione che «la finalità dell’obbligo di saldare i debiti formativi è nel loro stesso e unico interesse». Ma gli studenti hanno giudicato «insoddisfacente» e «superficiale» questa prima risposta del titolare di viale Trastevere.

A Milano gli studenti, oltre a lanciare slogan contro Fioroni, hanno tirato uova contro imuri di Palazzo Marino, sede del Comune. Un uovo ha colpito un agente. Momenti di «tensione», ma le pronte scuse presentate dal lanciatore al poliziotto ha evitato la «frittata». Intanto ungiovane portavoce spiegava: «La manifestazione è contro la riforma del ministro, maanche contro la politica scolastica della giunta regionale che privilegia la scuola privata». A Torino i contestatori si sono radunati in piazza Arbarello. A causa della manifestazione è saltato l'incontro che il segretario nazionale dei Ds, Piero Fassino, avrebbe dovuto avere con gli studenti dell'istituto alberghiero Beccaria. L'esponente politico era atteso per le 11,maha poi deciso di annullare l'appuntamento. Pare che nessuno se ne sia lamentato più di tanto. Oggi non mancheranno le curiosità post-sciopero. A Macerata, ad esempio, le assenze di ieri saranno giustificate «solo se gli studenti saranno riaccompagnati a scuola dai genitori». Proprio come si faceva ai tempi dello studente Fioroni.