Scuole e ospedali coi fondi italiani per lo tsunami

L’operazione di aiuto definita «mirabile» dal capo della Protezione civile Bertolaso

Guido Mattioni

No, non era mai stato così duro da digerire un panettone di Natale. Mai come quello dello scorso anno. Quando quella mattina di Santo Stefano, nei nostri salotti da Paese ricco - ancora affollati di nastri, carte multicolori e orribili cravatte da riciclare - dai televisori avevano fatto irruzione gigantesche onde assassine e grandi occhi gonfi di lacrime di bimbi orientali rimasti orfani. Sì, è passato un anno da quell’apocalisse e da quelle immagini. Un anno nel quale l’Italia che non finisce mai in prima pagina, quella per bene, quella dei «non-furbetti», si è fatta onore per generosità e per capacità realizzativa.
È stata quindi - e legittimamente - «soddisfazione», la parola più ricorrente ieri tra i componenti della Commissione dei garanti che ha seguito il programma avviato nello Sri Lanka dal Dipartimento della Protezione Civile con le donazioni dei privati dopo lo tsunami del 26 dicembre 2004. «Gli italiani possono essere soddisfatti di come i loro soldi sono stati gestiti, e mi auguro che acquistino o consolidino la fiducia per le prossime o le attuali emergenze», ha sintetizzato Emma Bonino parlando alla stampa anche a nome dei suoi colleghi «garanti», ovvero Giuliano Amato, Giulio Andreotti, Andrea Monorchio e Giorgio Napolitano.
Soddisfazione che diventa anche - altrettanto legittimamente - un vanto per la Presidenza del Consiglio, che all’indomani dell’immane catastrofe decise di istituire quel comitato al fine di assicurare la massima trasparenza sull’utilizzo delle risorse raccolte. Trasparenza quanto mai necessaria, viste anche le dimensioni finanziarie in cui si era tradotta la gara della generosità italiana: per l’esattezza 47 milioni 354mila 372,33 euro, a cui vanno aggiunti gli oltre 6 milioni messi a disposizione dalla Protezione Civile stessa, per un totale di quasi 53,5 milioni di euro.
Fondi che hanno finanziato 42 progetti in due zone dello Sri Lanka: il sud-ovest governativo e il nord-est che si trova ancora sotto il controllo dei ribelli tamil. Si è trattato di interventi mirati alla costruzione di scuole, ospedali e al cosiddetto «avviamento economico», consistente nella ricostruzione dei villaggi dei pescatori e nel servizio di fornitura delle attrezzature necessarie alla loro attività. Quest’ultima non è stata tuttavia una parte di gran rilevanza, dal momento che in quel Paese asiatico sono arrivate, ha sottolineato la Bonino, «tantissime barche, per cui ci siamo concentrati negli altri settori». L’ex commissario europeo ha parlato anche di «parecchie difficoltà» incontrate nella zona sotto il controllo dei ribelli, e questo anche a causa di una rinnovata tensione tra il governo di Colombo e i guerriglieri tamil. «Ma proprio per dare un segnale - ha aggiunto la Bonino - non abbiamo preso nessuna decisione di azzeramento dei progetti».
I 42 progetti italiani (di cui 25 in convenzione con organizzazioni non governative e 7 con altri organismi internazionali come Istituto superiore della Sanità, Banca Etica, Wwf, Fao, Misericordie d’Italia, Anpas e Sim-Punto Sud-ActionAid) saranno tutti portati a termine entro la prima metà del 2006. Un tempo relativamente breve, soprattutto tenendo conto delle difficoltà burocratiche incontrate in loco e «al cui confronto quelle italiane appaiono veloci», ha commentato Amato.
Mentre il numero uno della nostra Protezione Civile, Guido Bertolaso, ha definito «mirabile» l’operazione portata a termine da «tutto il sistema Italia» (Protezione Civile, Ministero degli Esteri, organizzazioni non governative). E ha ricordato come in Svezia una commissione abbia invece messo sotto accusa il governo di Stoccolma per i ritardi nella sua analoga operazione, indicando come esempio proprio il modello italiano. Un primato indiscusso, il nostro, riconosciuto dal governo dello Sri Lanka anche rispetto a Paesi come Svizzera, Giappone, Norvegia e Germania e a organizzazioni quali Croce Rossa, Unicef e Oxfam.