Le scuole scaldano i banchi anche senza alunni

(...) Anche se iniziano ad arrivare le prime e meritorie risposte di qualche istituzione, da parte di qualche amministratore che si è sentito in dovere di fare qualcosa.
Le segnalazioni di lettori si «spostano» anche su un nuovo filone di sprechi, certamente assai più costosi per i contribuenti, specie in periodi in cui gli annunci dei rincari delle bollette per il riscaldamento si moltiplicano. Sì, perché questa volta più d’uno si chiede come mai, durante le lunghe vacanze di Natale, i caloriferi delle scuole restino accesi senza sosta. Alcuni casi? Le pompe delle centrali termiche non hanno mai smesso di funzionare in corso Galilei, alla scuola media Merello, o in via Olivieri alla Parini, assicurano alcuni residenti della zona, scandalizzati dal fatto che gli appelli al risparmio energetico vengano rilanciati puntualmente, ma sempre rivolti ai cittadini.
A parziale giustificazione degli istituti scolastici, si potrebbe obiettare che i bidelli lavorano e sono presenti nelle strutture anche un paio di giorni durante le vacanze. O che alla ripresa dell’attività i bambini devono trovare comunque un clima sufficientemente caldo. Giustificazioni che comunque si scontrano con le inappuntabili osservazioni dei lettori, pronti a rimarcare come non sia comunque necessario lasciare accesi i caloriferi per l’intero periodo di vacanza, cioè per oltre due settimane.
Genovesi scatenati dunque, fin dalle prime segnalazioni relative alle luci rimaste accese per sette giorni e sei notti durante il «ponte» natalizio alla Asl di via Archimede, per continuare poi con le stanze illuminate nella ex chiesa delle Scuole Pie in centro storico, per finire al Monumento ai Mille, a ridosso dello scoglio di Quarto, da mesi «fasciato» con impalcature e tubi al neon che brillano tutta la notte.
Proprio quest’ultimo caso fa registrare, oltre alle segnalazioni dei cittadini indignati, anche l’intervento di Giuliano Gattorno, vice presidente e assessore all’Ambiente e Patrimonio del Municipio IX Levante. Che spiega di essere già intervenuto «appena appreso il fatto». Gattorno ha fatto presente la questione alla «Direzione Musei di Genova (che gestisce questa operazione) pregandoli di prendere dei provvedimenti per eliminare questo inconveniente e subito è stato dato l’ordine di mettere un apparecchio crepuscolare affinché il monumento sia illuminato soltanto nelle ore notturne».
Una soluzione comunicata direttamente anche ai lettori del Giornale che avevano segnalato lo spreco. Il vicepresidente del Municipio è rimasto perciò «sorpreso» nel leggere ancora in questi giorni la polemica sul fatto che «il monumento ai Mille è illuminato pure di notte». Questa la replica di Gattorno: «Le direttive arrivano da Roma e precisamente dal Ministero della Cultura che ha stanziato il finanziamento per risanare l’opera di Baroni seriamente danneggiata dal tempo e dai volatili; i lavori dovrebbero iniziare a marzo e durare circa sette mesi e nel frattempo ditte genovesi hanno predisposto l’impalcatura corredata da tutte le strutture necessarie per far lavorare in sicurezza il personale, compreso l’impianto elettrico con tubi al neon. L’impianto elettrico è necessario nei momenti di lavoro ma anche da tenere illuminato alla notte come prevenzione agli atti di teppismo e vandalismo che vanificherebbero questa gratificante operazione».
La passione di Gattorno e la sua attenzione al problema è confermata anche dalla precisione con cui ricorda un altro pezzetto di storia genovese. «Questo è il monumento che rese noto lo scultore Eugenio Baroni, che morì a Genova nel 1935 all’età di 47 anni, nella sua breve vita di scultore. A Genova eseguì la “Statua del Camallo”, la “Tomba dei Doria” a San Fruttuoso. Fece una mostra a Parigi e vari monumenti a Roma, Torino, Trento ecc. malgrado i molti anni persi per studiare in ingegneria e come combattente nella prima guerra mondiale dove fu ferito e decorato al valore militare». La spiegazione del vicepresidente del municipio, cui va il grande merito di aver «spento» il monumento di giorno, dimostra comunque che da mesi (e per altri mesi ancora) a Quarto non lavora nessuno. La ristrutturazione non solo non è compiuta, ma neppure iniziata. Il monumento è «invisibile» perché fasciato. L’illuminazione notturna è doverosa e meritoria, ma forse solo una volta restituita la statua all’originario splendore. Prima, probabilmente, anche i vandali lavorerebbero a vuoto. Illuminare un cantiere neppure aperto è artisticamente necessario? La domanda, ovviamente, è rivolta a Roma e non all’attento e scrupoloso vicepresidente del Municipio IX Levante.