Le scuole se ne infischiano del budget delle famiglie

Su un campione di 274 istituti, la metà ha ignorato i tetti di spesa fissati dal ministero dell’Istruzione. Il fenomeno è particolarmente diffuso nelle superiori: i più indisciplinati sono i licei classici

Diciamola tutta. Se la spesa per i libri scolastici è arrivata alle stelle la colpa non è solo degli editori. Anche professori e presidi ci hanno messo abbondantemente del loro. Secondo un’indagine condotta da Altroconsumo su un campione di 274 scuole (209 medie e 67 superiori) in 21 città italiane, quasi la metà degli istituti, il 47%, ha infatti bellamente ignorato i tetti di spesa fissati dal ministero per limitare il costo del corredo didattico.
Un risultato migliore rispetto al 2007, quando gli indisciplinati erano stati il 55%, ma comunque largamente inferiore alle attese. Anche perché, per la gioia degli editori, il ministro Fioroni aveva già provveduto ad alzare, sia pur lievemente, i tetti previsti per le scuole medie. Senza parlare degli istituti superiori che, obbligati nuovamente a un limite nella spesa libraria - non accadeva dal 2004 - hanno potuto però godere di margini molto più ampi rispetto al passato: in particolare, aumenti fino al 18-20% per i tecnici commerciali e gli industriali e la possibilità di un ulteriore 10% di spesa per le cosiddette «sezioni sperimentali». Ma a quanto la «generosità ministeriale» non è bastata.
Se è vero infatti che su 1.123 prime medie prese in esame «solo» una su tre (il 34%) è stata indisciplinata nelle adozioni dei libri, contro il 41% dello scorso anno, allargando lo sguardo sull’intero ciclo di studi il panorama appare assai meno roseo. Le seconde e le terze - indagate a Milano, Roma e Napoli - hanno percentuali di sforamento «da brivido»: rispettivamente 72% e 68%. Il 22% delle scuole medie esaminate richiede inoltre alle famiglie un «budget libri» superiore di oltre il 10% rispetto a quello fissato. Il risultato? In casi particolarmente sfortunati, la spesa testi di un allievo del primo anno arriva a sfiorare i 400 euro.
Stesso discorso per le scuole superiori. Il podio, assai poco invidiabile, spetta ai licei classici: sebbene abbiano il tetto più alto (320 euro), sforano in oltre la metà dei casi, con punte particolarmente negative a Perugia(89%), Napoli (88%) e Bologna (86%). E non di poco: la dotazione libraria di una quarta ginnasio può costare anche 429 euro.
Va un po’ meglio negli scientifici, con il 36% di classi insubordinate (ma a Torino sono più del doppio: 82%) e aumenti medi rispetto al limite non superiore ai 99 euro. Mentre, forti dei tetti ritoccati, sgarrano solo in un quarto degli istituti tecnici commerciali e industriali. Ma, se fossero rimasti i limiti vecchi, le violazioni sarebbero state ben più numerose, coinvolgendo in media quasi il 90% delle classi.
Volendo stilare una classifica delle città con le scuole più spendaccione (con i soldi altrui), saldamente in testa si trova Roma, con il 67% delle classi indisciplinate, seguita, ma a distanza, da Napoli e Palermo - pari (de)merito al 54% -, Bari e Milano. Tra le città virtuose, invece, la medaglia d’oro va ad Ancona, dove i «disobbedienti» sono il 12%, ma si piazzano bene anche Campobasso (15%) e Bolzano (21%).
Felici eccezioni in un panorama dove nessuno sembra curarsi più che tanto dei costi di cui vengono caricate le famiglie, costrette ad acquistare anche atlanti e dizionari. Oltre ai libri consigliati - in molti casi obbligatori - e agli innumerevoli supporti didattici che lo studente è «invitato» ad acquistare durante l’anno.