La scure di Brunetta sui permessi sindacali

Autorizzazioni e distacchi saranno ridotti del 45% tra il 2009 e il 2011. E chi fa il furbo penalizzerà il sindacatto. Risparmio: 30 milioni. La Cgil: "Accanimento"

da Roma

Trenta milioni di euro di risparmi e mille impiegati in più a disposizione ogni anno. È questo l’obiettivo del decreto emanato ieri dal ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che sta proseguendo l’opera di disboscamento dei privilegi sindacali e di ritorno all’efficienza del pubblico impiego. Il decreto, infatti, stabilisce la riduzione dei distacchi e dei permessi sindacali. Trova così una prima applicazione il dl sulla manovra triennale che prevede la riduzione del 45% dei contingenti attualmente in vigore nel periodo 2009-2011.
In particolare, il provvedimento comporta, a partire dal primo gennaio 2009, una riduzione di 237 dipendenti in distacco sindacale (il loro numero salirà a 710 dal primo gennaio 2011) che in questo modo torneranno a disposizione delle amministrazioni di appartenenza. Sempre a partire dal primo gennaio 2009 verranno inoltre ridotti i contingenti dei permessi orari per un ammontare complessivo di 146.212 ore, che saliranno a 438.636 dal primo gennaio 2011. Il provvedimento comporterà un recupero di 348 persone/anno nel 2009 fino ad arrivare a 1.042 persone/anno nel 2011. Tale recupero di efficienza è stimato in 9 milioni di euro dal primo gennaio 2009 fino ad arrivare a circa 30 milioni di euro dal primo gennaio 2011.
Per quanto riguarda le sole amministrazioni pubbliche (dirigenza esclusa) il taglio delle ore di permesso a disposizione produrrà benefici effetti soprattutto nel comparto scuole. Il monte a disposizione calerà dalle attuali 131.020 ore a 111.367. Nei ministeri invece si scenderà a partire dall’inizio dell’anno prossimo da 35mila circa a 30mila. Riduzione drastica pure per i permessi aggiuntivi, in calo da 35.662 ore a 30.312.
L’innovazione diventa ancor più evidente se si considera il contingente dei distacchi. Restando sempre nell’ambito scolastico si calerà da un totale di 1.110 unità a 944 con un recupero di 166 dipendenti (la Flc-Cgil perderà 46 distacchi scendendo da 304 a 258 unità). Idem per i ministeri (da 411 a 352).
Significativi anche i dati relativi alla dirigenza. Tra permessi e permessi aggiuntivi il decreto consentirà di recuperare circa 4mila ore lavorative. Non va trascurata, inoltre, un’altra previsione del decreto: dal primo gennaio dell’anno prossimo nel caso di assenza del dipendente in permesso sindacale per l’intera giornata lavorativa, il monte ore della confederazione sindacale alla quale appartiene verrà decurtato dell’orario di lavoro che quel dipendente avrebbe dovuto svolgere in quella giornata. Non ci sarà perciò spazio per giocare sui residui. Analogamente le amministrazioni che non comunicheranno i dati su distacchi e aspettative saranno immediatamente segnalate alla Corte dei Conti.
Il decreto di Brunetta ha ovviamente scontentato le rappresentanze degli impiegati. «Un accanimento contro le libertà sindacali», ha tuonato il segretario generale della Fp-Cgil, Carlo Podda, mentre il segretario della Cisl Funzione pubblica, Rino Tarelli, ha stigmatizzato l’uso del decreto giudicandolo «discutibile», circostanza denunciata anche dal presidente della commissione Lavoro della Camera, Stefano Saglia, il quale ha ricordato che una simile norma è contenuta in un emendamento al ddl lavoro. A questi ultimi ha replicato in serata il ministero ribadendo che il decreto è un «adempimento» del dl sulla manovra.