«Scusate il ritardo ma adesso c’è la pensione»

Il tedesco commosso: «Ho deciso a Indy di ritirarmi. Non so se in futuro potrei restare al massimo. Hakkinen il rivale più grande»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Monza

Sono le 15 e ventisei minuti di una domenica speciale. Michael Schumacher entra in sala stampa, si siede, ma non assume la solita posa, il solito sguardo distaccato, assente, quasi infastidito dal dover dire, dal dover parlare. No, stavolta, innanzi a tutti noi, c’è l’uomo Michael Schumacher. Sono le 15 e ventisette quando dice «sì, ho deciso di ritirarmi. Lo faccio perché voi non sapete quanti siano i sacrifici, gli sforzi a cui mi devo sottoporre per restare al livello a cui voglio restare. Per ora non ci sono ancora problemi, ma in prospettiva, ecco, so che potrebbe arrivare il momento in cui tutto questo impegno mi costerebbe troppo. E io non voglio rimanere in F1 da comprimario, io voglio essere sempre al top. Per questo lascio, perché è il momento giusto: qui a Monza, in Italia, ultima occasione per salutare il pubblico che mi ama».
Più che un’intervista, la confessione di un uomo felice per quindici anni di successi devastanti e, in fondo, triste, in fondo, forse, anche stanco.
Michael, quando ha deciso?
«A Indianapolis. Sapevo che Felipe Massa, che caro ragazzo Felipe, che grande pilota, che feeling fra noi, sapevo che proprio in quel giorno avrebbe dovuto prendere importanti decisioni per il proprio futuro. Non me la sono sentita di aspettare ancora: ho ottenuto così tanto, è tempo di dar spazio ai giovani. E allora gliel’ho detto, “Felipe, sai, mi ritiro”. Qualche giorno dopo ho informato la squadra».
E la sua famiglia vera, sua moglie Corinna, i figli?
«Hanno seguito passo per passo le mie riflessioni. Mi hanno ascoltato a lungo e alla fine non è stato difficile decidersi. Ma con Corinna è sempre stato così. Lei è sempre con me, nei momenti di grande gioia ma soprattutto in quelli tristi, difficili. Non ha mai condizionato le mie scelte, a volte è stata una suggeritrice, ma alla fine ho sempre deciso io. E adesso ringrazio tutti, anche mio padre e la mia mamma che non c’è più».
Chi le è stato più vicino oltre alla famiglia?
«L’altra casa: i miei amici della Ferrari. Non hanno mai fatto pressione su di me, hanno sempre rispettato le mie scelte. Anche adesso, sapevo che tutto sarebbe stato pronto se avessi voluto andare avanti. Ma non sarebbe stato giusto per Felipe, sono molto legato a lui».
Nel 2007 la coppia sarà Raikkonen-Massa.
«Lo so da tanto tempo che Raikkonen avrebbe corso per la Rossa. Hanno fatto la scelta migliore, gliel’ho suggerito anch’io».
Nell’ultimo giro le sono passati davanti quindici anni di carriera?
«Corro da trent’anni, i motori sono la mia vita. Però no, ero troppo concentrato sulla corsa, sulla rimonta, sulle prossime gare cruciali di questo mondiale che vogliamo vincere. Se penso a come stavamo in giugno, in Canada, mai avrei pensato di essere così avanti adesso. Due punti dalla vetta piloti, in testa al campionato costruttori».
Però, avrà pur avuto un momento in cui ha pensato ai tanti successi della carriera?
«Non ancora, verrà il tempo in cui mi fermerò a pensare e gioirò, adesso sono ancora troppo preso dal campionato».
Il presidente Montezemolo ha detto che resterà in Ferrari ma con un altro ruolo.
«Sì, ne abbiamo parlato, ma non so ancora con quale funzione. Approfondiremo l’argomento a fine anno».
Si rende conto che in quindici anni di corse, è cresciuta una generazione di piloti che l’ha presa a modello?
«E ne sono fiero, penso di aver dato molto alle corse».
Non è che fra qualche mese, magari un anno, farà come Lauda, come Prost, come Mansell e ritorna a correre?
«No, non avrei preso la decisione proprio adesso».
Il suo avversario più grande?
«Mika (Hakkinen, ndr), con lui sono sempre state sfide solo sportive».
La F1 senza di lei?
«Esisteva prima e ci sarà dopo».
E la Ferrari senza di lei?
«Anche la Ferrari c’era prima e andrà avanti a vincere, vedrete...».
Quando ha guardato sua moglie, quando l’ha comunicato in Ferrari, com’era? Si sentiva teso, nervoso?
«No, ero tranquillo ma oggi sul podio non avrei avuto parole».
Michael, che cosa le mancherà della F1?
«Scusatemi...».
Occhi lucidi, anzi le prime lacrime. E il silenzio. Ecco le parole che non vengono fuori.