Scuse di Williamson al Papa ma non parla di Olocausto «No comment» del Vaticano

Costretto a rientrare con anticipo in Inghilterra dopo l’ordine di allontanamento del governo argentino, Richard Williamson cerca nuovamente di placare le polemiche che lo hanno travolto e si scusa per le dichiarazioni negazioniste che ha rilasciato alla tv svedese. Ma le sue parole, ambigue - insieme con le frequentazioni e i programmi dei prossimi giorni - rischiano di non essere del tutto convincenti. «Chiedo perdono davanti a Dio e a tutte le anime che si sono onestamente scandalizzate per ciò che ho detto», ha scritto il vescovo dal suo rifugio segreto inglese in una nota diffusa dall’agenzia cattolica Zenit subito dopo il suo arrivo all’aeroporto di Heathrow e pare ricevuta dalla «Pontificia Commissione Ecclesia Dei», la commissione vaticana che ha gestito la revoca della scomunica ai quattro vescovi consacrati illegittimamente nel 1988.
Williamson ha espresso il suo «rammarico» e precisato: «Se avessi saputo in anticipo il danno e il dolore che avrebbero arrecato, soprattutto alla Chiesa, ma anche ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime che hanno subìto ingiustizie sotto il Terzo Reich, non le avrei rilasciate». E ancora: «Il Santo Padre e il mio Superiore, il vescovo Bernard Fellay mi hanno chiesto di riconsiderare le dichiarazioni da me rilasciate alla televisione svedese quattro mesi fa, per il fatto che le loro conseguenze sono state così gravi».
La sala stampa vaticana afferma di non sapere nulla della missiva e sembra smarcarsi da quello che di ora in ora appare come l’ennesimo tentativo mediatico del vescovo, che d’altra parte parla di «ingiustizie» senza mai pronunciare la parola «Olocausto», «sterminio» o «ebrei».
Pare che le nuove dichiarazioni del vescovo lefebvriano, insomma, non placheranno le polemiche esplose dopo aver affermato in un’intervista di «non credere che sei milioni di ebrei siano stati deliberatamente uccisi nelle camere a gas per una politica deliberata di Adolf Hitler» e ribadendo di essere del tutto convinto che «non ci fossero camere a gas».
La Fraternità di San Pio X, con una lettera al Papa, già a fine gennaio aveva chiesto scusa per le dichiarazioni di Williamson - il cui clamore era stato acuito dalla coincidenza della diffusione dell’intervista con la reintegrazione dei lefebvriani nella Chiesa cattolica -.
La vicenda - che per qualche giorno ha creato tensioni nei rapporti tra il Vaticano e Israele - rischia di non essere per nulla chiusa. Secondo il Times Williamson sarebbe pronto a incontrare a breve lo storico revisionista David Irving, una delle figure chiave della controversa scuola di pensiero che minimizza l’Olocausto. E ad accogliere il vescovo all’aeroporto della capitale inglese c’era la documentarista Michele Renouf, altra esponente del movimento negazionista che ha espresso il suo sostegno a Williamson: «L’Olocausto è diventato una religione e negarne i dogmi e i santi fondamentali è diventato una bestemmia». REs