"Scusi, qualcuno ha già votato la mia scheda"

Un elettore si è visto consegnare moduli con i simboli di un partito barrati. Caos nella consegna dei cellulari. Penne che non scrivono e barriere architettoniche. Ieri negli istituti
se ne sono viste di tutti i colori. Compresa un po’ di propaganda
"abusiva"

Le penne che non scrivono sono state il minore dei mali. Facilmente risolvibile. Ieri ai seggi elettorali se ne sono viste di tutti i colori. E in alcuni casi si è superato il limite della correttezza. Tra schede non timbrate e schede già votate messe in mano a chi stava per entrare in cabina, si è andati oltre le regole più di una volta: magari non per malafede ma, questo sì, per distrazione.
Senza parlare dei telefonini. Consegnarli agli scrutatori e lasciarli sui banchi - stile esame di maturità - assieme ai documenti di identità, ha creato un po’ di pasticci nelle ore di maggior affluenza. «No guardi, quel telefonino è mio». «Scusi, sembrava il mio». «No il suo è questo. E quest’altro di chi è?».
Non è mancata la campagna elettorale «abusiva». A parte qualche volantino targato La Destra, infilato sabato sera sotto il tergicristallo delle auto fuori da alcuni cinema di Milano, anche ieri mattina nei corridoi delle scuole sono state violate le regole. In via Crocifisso le pagine dei quotidiani «L’Unità» e «Repubblica» erano in bella vista sui banchi all’ingresso dell’aula, aperti, guarda caso, proprio sulle pagine di politica: immediatamente rimossi e cestinati. Qualche rappresentante del Pd ha mostrato la spilla con il simbolo del suo partito agli elettori invitandoli, ben poco implicitamente, «a votare bene».
Non pochi i problemi logistici: in via Pisacane, poco prima che arrivasse a votare il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, è stato riparato in fretta e furia l’ascensore fermo. In altri istituti invece i cittadini non hanno ottenuto lo stesso trattamento di riguardo e, quelli con difficoltà a muoversi, hanno dovuto raggiungere le cabine elettorali al primo piano gradino dopo gradino, aggrappati al braccio di parenti e forze dell’ordine.
In via Corridoni, gli scrutatori hanno risparmiato le scale a una signora e le hanno consegnato le schede elettorali a mano al piano terra. Poi, di tutto punto, le hanno riportate e messe nelle urne. Va bene la gentilezza, ma almeno avrebbero potuto farsi «scortare» nel tragitto da un rappresentante di lista o da un pubblico ufficiale. A Bresso un’elettrice si è vista consegnare per errore, prima di entrare in cabina, due schede già votate. E quindi già piegate. La sua reazione non si è fatta attendere ed è subito stata chiamata la guardia di finanza.
E poi, soprattutto in alcune zone, come alla Barona, si è distinto il «partito del non». Varie persone, in tutto una decina, si sono presentate ai seggi elettorali ma non hanno voluto la scheda. «Signor presidente - hanno chiesto rivolgendosi al responsabile del seggio - metta a verbale che annullo il mio voto perché non mi riconosco in nessuno dei candidati che si sono presentati a queste elezioni». In questi casi, gli scrutatori non possono far altro che prendere atto della scelta dell’elettore e sigillare in una busta apposita le schede non utilizzate. Una protesta diffusa questa, che oltre ad annullare il voto fa arrivare un preciso messaggio di protesta: «Non mi va bene nessuno».
Tutto sommato, a parte qualche episodio, tutto si è svolto come da copione. Eventuali commenti sulle schede o curiosità, per ora celate dal segreto dell’urna, si scopriranno solo al momento dello spoglio dei voti.