Sdoganato il doping tecnologico

I l successo di Oscar Pistorius rappresenta una bella favola e una brutta storia per lo sport. Bella favola ed è inutile spiegarne la logica: l’uomo ha superato un’altra barriera, mai dire mai ai sogni. La brutta storia tocca il futuro dello sport e delle Olimpiadi. Accettare Pistorius e le sue gambe d’acciaio, permettere ai nuotatori di indossare costumi che aiutino ad alterare le prestazioni, significa accettare il doping tecnologico. Sarebbe stata ingiustizia dire no a Pistorius e sì ai costumi. Ma da oggi in poi qualunque forma di aiuto, qualunque miglioramento tecnologico applicabile agli atleti, prima che ai mezzi, sarà ben accetto. Non sapremo più quali sono le barriere dell’uomo, perché l’uomo inventerà qualche marchingegno che lo aiuti a superarle. Per assurdo, il doping tecnologico potrebbe perfino metter un freno al doping chimico: perché rischiare in proprio, se è possibile trovare soluzioni alternative?
Il tribunale di Losanna ha cancellato la delusione di un ragazzo che ha lottato con determinazione ed ora si trova davanti ad un altro grande problema: ottenere il tempo per la gara individuale ai Giochi. Ma ha pure detto che le leggi dello sport vanno totalmente riviste. Si dirà: ha vinto la legge della vita. Ha perso chi si appellava a talune teorie scientifiche e chi chiedeva il rispetto dei regolamenti esistenti. Ha perso chi ha fatto perdere tempo, se poi doveva essere questo il risultato finale. Ha vinto il business. Seppur involontariamente, Pistorius ne è un figlio: è stato usato, sfruttato, ricompensato. Serviva che vincesse la sua guerra, perché i costumi illeciti non facessero scandalo e così tutto quel che ne verrà. Da oggi lo sport cambia faccia: ci saranno più sogni, ma anche più inganni.