"Se aggiunge un euro, Prodi cade"

Parla il diniano Natale D'Amico: "Il nostro limite invalicabile è nelle risorse già stanziate"

Roma - Senatore Natale D’Amico, le cambiano ancora le carte in tavola: l’accordo sul welfare si sta modificando di ora in ora.
«Non mi sfugge».

Voi diniani vi lascerete passare sotto il naso uno smacco del genere?
«Non ci pensiamo affatto. Quello che faremo lo abbiamo annunciato solennemente in aula a Palazzo Madama, quando per senso di responsabilità abbiamo votato la Finanziaria».

Addio governo: non volete vedere prima che tipo di modifiche ci saranno?
«Certo che lo faremo. Anche perché per noi esistono battaglie di bandierine, tipo quelle sullo staff leasing, alle quali non partecipiamo».

Perché mai?
«Perché in Italia lo staff leasing praticamente non esiste. Finché qualcuno vuole soltanto piantare una bandierina di visibilità, a noi poco o punto cale».

Che cosa più vi preme, allora?
«La sostanza. Esistono le parole e le cifre, a noi interessano le cifre: quanto costa al Paese l’onere finanziario di questo accordo, che è stato ratificato da un referendum dei lavoratori».

Vuol mettere la lingua dove il dente duole.
«Chi pensa di superare quell’accordo sta facendo un’operazione politicamente pericolosissima, perché scavalca il sindacato a sinistra. Cioè sta delegittimando l’interlocutore privilegiato del governo».

In fondo, un problema tra sinistra e sindacati.
«Se non fosse che sta compiendo anche un’operazione finanziaria pessima. L’onere previsto per quell’accordo è già molto alto: dieci miliardi di euro in dieci anni, 2 miliardi e 800 milioni soltanto per la questione degli usuranti».

Adesso sembra fare lei una questione di bandierina: gli usuranti sono persone in carne e ossa.
«Certo che lo sono. Ma se in Finanziaria sono previsti 2 miliardi e 800mila euro, il presidente dell’Inps che deve pagare quei soldi ha già dichiarato che nella realtà rischia di sborsare una cifra che viene stimata molto più pesante: dal doppio a cinque volte tanto. Come vede, non è una bandierina, ma sostanza. Il nostro limite sono le risorse stanziate. Non un euro di più, altrimenti voteremo contro».

Lo stesso vale per lo scalone pensionistico.
«È stato scelto un percorso graduale, più lento di quello che noi avremmo ritenuto opportuno. Abbiamo accettato quel compromesso, ma guai se qualcuno volesse ancora rimetterlo in discussione».

Nessuna attenuante.
«Sa perché ci teniamo tanto? Perché questo è stato il meccanismo che ha rovinato la finanza pubblica. Fare delle concessioni previdenziali che costavano 10, scoprendo a posteriori che costavano dieci volte tanto».

A meno che il nuovo accordo non resti dentro la spesa stanziata. Possibile?
«La sinistra radicale è più ideologica di noi, dunque si può accontentare delle bandierine».

Perfidia per perfidia, loro vi accusano di essere irresponsabili.
«Siamo tanto responsabili a difendere una mediazione tra governo e parti sociali che non ci piaceva. Così come abbiamo ingoiato la Finanziaria: per realismo, in considerazione della debolezza del governo, dello stato dell’economia. Ma sul lassismo finanziario no, non possiamo transigere. Ogni euro in più significa sottrarlo alle tasche degli italiani. Sono tasse in più».

Ogni limite ha la sua pazienza, diceva Totò.
«Ogni limite ha la sua pazienza, ogni pazienza ha il suo limite. Il nostro lo abbiamo detto in Parlamento: parole che hanno un peso».