Se all'Inter arrivasse lo Special two

Non si tratta di destabilizzare Benitez, già destabilizzato di suo, ma la storia di Andrè Villa Boas merita, lo Special Two, come lo hanno definito.

Non si tratta di destabilizzare Benitez, già destabilizzato di suo, ma la storia di Andrè Villa Boas merita, lo Special Two, come lo hanno definito.
Pare che tutto sia nato un giorno che il vecchio Bobby Robson, a quei tempi allenatore del Porto, trova appiccicato alla sua porta un foglietto con uno schema di gioco: come far rendere al meglio la squadra, firmato Andrè. Sul momento nessuna reazione, Robson ne riceveva a centinaia di dritte. Qualche settimana più tardi identica puntina appiccicata alla porta e nuovo messaggio: come allenare e far rendere al meglio il centravanti Domingos Paciencia, firmato André.
Questo Andrè era un ragazzino di sedici anni che abitava nella porta accanto, più o meno. Chi dei due sia stato più fortunato è difficile da stabilire perché il Porto ha iniziato a funzionare, come quel ciondolone di Domingos Paciencia del resto, e André Villa Boas è entrato nel giro diventando uno degli osservatori del Porto. A sedici anni!
Non è tutto perché quando Robson lascia il Porto e va a Barcellona porta con sé Josè Mourinho che ormai è qualcosa più di un traduttore e presto lo lascerà per tornare al Porto dove ritrova quel ragazzino terribile di André Villa Boas: «I miei occhi e le mie orecchie», dirà Josè di lui. Al Porto si forma il gruppo storico che finirà prima al Chelsea e poi all'Inter, allenatore José Mario dos Santos Felix Mourinho, preparatore atletico Rui Filipe Da Cunha Faria, allenatore dei portieri Silvino De Almeida Louro, assistente tecnico Andre Villas Boas, il tattico, il mago degli audiovisivi. Adesso ha ventisei anni e dice già: «Non sono un clone di José».
Nel frattempo non è rimasto in casa a contare le piastrelle, per esempio è stato ingaggiato come ct dalle Isole Vergini in occasione delle due partite di qualificazione per il Mondiale 2002. Persa la seconda per 9-0 contro Bermuda viene licenziato e si vendica, va in federazione e dice: «Ho solo 21 anni, avevate un ragazzino in panchina». A quei tempi si mimetizzava negli stadi spedito da Mourinho a visionare il prossimo avversario, lavoro che ha proseguito fino al 13 ottobre 2009 quando l'Inter lo libera, perfino Josè si era reso conto che quel ragazzino terribile ormai sapeva camminare da solo. Nell'ambiente si diceva che anzi fosse lui il vero Special, quello che ha prima studiato è poi applicato alla perfezione il 4-3-3 a cui Mourinho si era saldato per diventare lo Special One: «Ma io sono diverso da lui - va dicendo André -, sono più simpatico». Il resto è attualità stretta, alla prima stagione in Portogallo ha salvato l'Academica Coimbra preso all'ultimo posto della classifica, quindi ha rilevato il posto di Gesualdo Ferrejra, l'unico a cui fosse riuscita l'impresa di non qualificare il Porto in Champions. E Andrè al Porto sta facendo il fenomeno, ha sderenato il Benfica in Supercoppa, gliene ha rifilate cinque in campionato, l'Inter ha mandato suoi emissari per capire cosa stia succedendo. Villa Boas ha due anni di contratto col Porto, come Rafa Benitez, e dice di volerli rispettare, come Benitez, l'Inter lo conosce e il suo nome è stato sponsorizzato da Mourinho. Quando arriva in un club lavora di fino, non stravolge squadra e staff tecnico, e spende poco, ha ceduto il capitano Bruno Alves allo Zenit di Spalletti per 22 milioni e ha preso Moutinho, la miglior promessa in circolazione, per 12 milioni. Il Porto sta asfaltando tutti in Portogallo con lo stesso Pinto da Costa, il presidente che ha licenziato Del Neri prima ancora di assumerlo. E non è questione di destabilizzare Benitez, ma a Moratti il terribile Andrè attizza.
ha collaborato Carlo Bianchi