Se almeno

La cronaca, talvolta, al pari della storia, sa essere beffarda, di un’ironia feroce e risolutiva, mettendo insieme nella gabbia del tempo presente situazioni contrastanti, per farne meglio risaltare l’anomalia. Pensate. I mercati finanziari di tutto il mondo traballano, gli analisti annaspano e intristiscono schiacciati dai ricordi del 1929, e maledicono il giorno in cui migliaia e migliaia di lavoratori, nell’America felice delle opportunità, hanno deciso di acquistare una casa col mutuo. I mutui, sottoscritti e concessi con leggerezza, sicché oggi la finanza dei «derivati» scricchiola e travolge.
Contemporaneamente, si scopre che in Italia, nell’isola felice abitata dalla nomenklatura, l’acquisto della casa non è un problema: i signori della politica e del sindacato possono comprare immobili di valore a prezzi stracciati, senza temere che un calo del mercato immobiliare li metta in difficoltà.
La casa. Quale angoscia, quale rovello legati alla conquista di un bene primario. Il tetto sicuro, quasi un’assicurazione nella fatica del vivere. In Italia non siamo al dramma dei «subprime», con le famiglie che non possono pagare i mutui e non possono neanche vendere perché il valore delle case è crollato, ma qualche sofferenza la registriamo. Tante famiglie subiscono, ad ogni rincaro di mezzo punto del costo del denaro, un salasso consistente; tanti, per fronteggiare il mutuo, cominciano col rinunciare alla minerale. È sempre la cronaca a dirci che l’allarme per queste situazioni è reale e che il governo potrebbe – ma non lo farà - creare un fondo per aiutare le famiglie impelagate nel caro-mutuo.
Di fronte a queste difficoltà si staglia la tranquillità di tanti membri della nomenklatura che hanno fatto affari di sicuro successo. Hanno acquistato a prezzi ridicoli case di valore da enti pubblici, da assicurazioni, da immobiliaristi sensibili al fascino della funzione politica. È un reato? Probabilmente no.
Allo specchio della crisi si guardano gli italiani oppressi dal caro-mutui e i nomenklaturisti accorti. Chi può, non abbassi gli occhi. Una sola cosa ci farebbe piacere, che i politici tirati in ballo da notizie incontestabili e chiare – sui valori immobiliari ci sono indicatori precisi – non fingessero d’indignarsi e non strillassero come galline spennate. Molti di loro sono di sinistra, dediti alla socialità pubblica e al profitto privato. Sono finiti in uno scandalo, che tale è anche se non è reato. Ormai una casa ce l’hanno, ci regalino il silenzio.