Se Amore e Psiche piangono

Vita da single in scena per gli allievi di «Assaggi»

Carlo Faricciotti

Mettete da parte Apuleio e Canova. Temi e atmosfere di Amore e Psiche piangono... dannati idioti, di scena questa sera al Teatro Libero per la rassegna di saggi di fine corso di recitazione Assaggi 2006, richiamano semmai film e libri che raccontano disagi ed esistenze metropolitane.
Coordinato da Gaia Catullo il gruppo di lavoro, 45 persone in tutto di cui 16 in scena, per un'età media di 30 anni, che firma lo spettacolo ha assemblato suggestioni, esperienze, fantasie sull'amore e altre catastrofi.
«La scena si apre su una tipica festa di single, con i loro discorsi e giochi superficiali, tipici di queste situazioni - spiega la Catullo -. A poco a poco tutti i partecipanti cominciano a raccontare le loro esperienze amorose, sette storie di incontri via Internet, o di single che si ritrovano per caso rinchiusi a Brera e scoprono le loro affinità grazie ai quadri della Pinacoteca, ma anche incontri di tipo lesbo... Conclusi questi racconti, si torna alla festa iniziale, ma con una consapevolezza diversa, tanto in scena quanto in platea: ciò che sembrava superficiale ora ha assunto una dimensione più profonda, i sottofondi psicologici sono stati dichiarati e analizzati. La seconda parte del titolo quindi è una specie di esortazione, ai due personaggi mitologici: invece di piangervi addosso, agite, muovetevi».
Un lavoro collettivo che nasce da influenze varie...
«E che soprattutto fonde una serie di strumenti creativi e di tecniche teatrali vari. Dal punto di vista tecnico, si è trattato di incrociare i classici metodi della nostra epoca (Stanislavskij e Brecht su tutti) con tecniche espressive che derivano dagli studi sulla comunicazione condotti dal CEF, Creative Education Foundation di Buffalo, negli Stati Uniti».
Vale a dire?
«Viviamo in un periodo, come quello attuale, in cui tutti o quasi sembrano ossessionati dall'idea di esibirsi, anche in teatro, ma non di esprimersi. Il percorso alla base di questo spettacolo invece puntava proprio sull'espressione, attraverso due passaggi, due momenti del pensiero: prima "divergi", cioè sospendi il giudizio, lascia libero spazio alla fantasia, alle "wild ideas", alle idee selvagge e poi "convergi", cioè giudica, relaziona, associa le idee. Dalla fusione delle tecniche proprie del teatro con quelle di cui ho appena parlato è nato quindi questo viaggio teatrale bellissimo, che vedremo dove andrà ad approdare».