Se anche l’omertà fa scuola

A che serve la scuola, oggi? Viene da chiederselo andando a leggere a pagina 46, la polemica provocata da una professoressa del liceo Volta che ha dato del «mafioso berlusconiano» a un suo studente reo di aver cercato di strappare qualche voto in più alle elezioni di istituto regalando merendine ai compagni. Il fatto è stato rivelato al «Giornale» da una mail anonima spedita da alcuni alunni. La mattina successiva, prima del suono della campanella (se la campanella suona ancora nelle scuole), l’ottimo cronista Gianandrea Zagato è andato davanti al Volta, con tanto di fotografo, ha trovato il ragazzo definito «mafioso berlusconiano» dalla professoressa, e si è sentito confermare tutto l’episodio, parola per parola, aggettivo per aggettivo.
Ma vedersi «sbattuti» così sul giornale non ha fatto piacere, né al preside del Volta, né ai protagonisti dell’episodio. Che si sono affrettati a smentire. A pagina 46 pubblichiamo le lettere di tutti gli insegnanti e di tutti gli studenti della quarta A. Ma pubblichiamo anche i blog che i ragazzi si sono scambiati sul loro Giornalotto, blog che confermano che la frase «mafioso berlusconiano» c’è stata.
Che tristezza, per l’epiteto davvero squalliduccio ma soprattutto per la mancanza di coraggio di confermarlo e per l’atteggiamento di professori e alunni che si sentono audaci e impavidi soltanto fra le pareti di un’aula o nell’anonimato di un blog. La scuola, i docenti, i presidi, dovrebbero contribuire a formare dei buoni cittadini. Ma se il buon giorno si vede dal mattino...