Se è anti-Usa il crimine è meno grave

Ha assolutamente ragione Giuseppe De Bellis: l’11 settembre è stato inghiottito dalle sabbie mobili della memoria. Io ho ancor fra i denti il pulviscolo vetroso di Ground Zero e vedo ancora con i miei occhi le famiglie davanti alle foto sui muri, i bambini senza padre, i padri senza bambini, gente comune, brava gente, lavoratori, gli eroici vigili del fuoco con tanti nomi italiani assorbiti nella nube diabolica del fuoco di una guerra scatenata dalle forze del male contro la civiltà occidentale, contro la nostra eguaglianza delle donne con gli uomini, delle nostre leggi sociali, dell’educazione nelle scuole, del rispetto.
Ma c’è una ragione in più per questo affondamento nella memoria. Guardate la bara con cui l’11 settembre è viene sepolto nel cimitero delle emozioni, e da quello dei fatti storici epocali.
Non vedete che cosa c’è scritto su quella bara? Ve lo tradurrò. C’è scritto: “L’11 settembre è stato un crimine contro l’umanità”. Qualcuno di voi dirà: ebbene? Non è forse vero? Certo che è stato un crimine contro l’umanità. E io vi rispondo: no, non è vero. È stato un crimine contro gli Stati Uniti d’America, non contro l’umanità: non contro il Venezuela, non contro l’Antartide, non contro l’Uganda, non contro la Grecia.
È stato un attacco mortale contro la collettività umana formata da decine di milioni di emigrati da tutto il mondo che si chiama Stati Uniti d’America. Controprova: ve la sentireste voi di dire che aver gasato e bruciato sei milioni di ebrei è stato un crimine contro l’umanità o piuttosto che fu un crimine indelebile e inarrivabile contro gli ebrei?
E i due crimini, Shoah e 11 settembre, incomparabili per dimensioni numeriche e morali, hanno questo in comune: che antisemiti e antiamericani (spesso la stessa razza) sussurrano, e spesso gridano: «Se la sono voluta! Finalmente! Ci sarà qualche buona ragione per cui sono tanto odiati, se li ardono nei forni o nelle torri». Ricorderemo quell’11 settembre per i brindisi dei nemici dell’Occidente e dell’America. Ricordiamo le folle impazzite per il delitto: impazzite di gioia. Non dimenticheremo mai l’11 settembre.
È di ieri la notizia secondo cui i popoli dell’Europa e degli Stati Uniti sono oggi più uniti che mai nella tornata paura del pericolo russo. Un’altra indagine ha mostrato che gli italiani sono fra tutti i popoli europei i più filoamericani. Io non so se sia vero, ma questo dicono i numeri. Ciò vuol dire anche che l’11 settembre non può essere fatto sparire nella palude della memoria con la pietra al collo del “crimine contro l’umanità” che non vuol dire assolutamente niente, salvo che con questo sotterfugio si cercò fin dall’inizio di castrare l’America e negarle il diritto e il dovere di agire e reagire,
È un “crimine contro l’umanità”, che cosa volete fare contro una tale entità metafisica? Nulla. Dovrebbe forse ribellarsi l’umanità intera, ma l’umanità intera ha altro a cui pensare. L’importante è che non si muova l’America, l’importante è impastoiare l’America, intimidire l’America.
Invece l’America si è mossa e, operando nell’amara e spesso errata guerra irachena, non ha fatto ciò che i russi hanno fatto in Cecenia, dove hanno massacrato, bombardato e trucidato migliaia di civili, donne e bambini. Gli americani hanno lavorato nella polvere, nel sangue, sotto gli insulti, sotto il controllo dei fotografi americani che, loro, hanno denunciato le famose torture, e gli americani poi hanno vinto, come ha riconosciuto per prima l’Associated Press, perché l’Irak è avviato verso un nuovo equilibrio che contiene la più alta dose di democrazia possibile in un Paese arabo del Medio Oriente, salvo che in Israele dove gli arabi israeliani godono di diritti civili che nessun arabo non israeliano si sogna.
Gli americani sono andati a stanare Al Qaida e adesso Al Qaida è in rotta e si rifugia nel Maghreb, dilagando in rotta verso il Marocco, la Libia, la Tunisia, l’Algeria. Al Qaida si rintana nelle montagne afgane forte anche del sostegno pakistano e la partita mortale si sta svolgendo lì, lenta e inesorabile e sono sicuro che l’Occidente, compresi noi italiani, la vincerà. Con fatica, errori, correzioni, ma la vincerà.
L’11 settembre morirono dentro gli aerei lanciati contro le due Torri anche degli amici del padre di mia moglie. Non li conoscevo, ma mi arrivò l’onda d’urto del dolore e della disperazione. Mi arrivarono nel cervello le loro telefonate mentre volavano verso la morte. Ho visto il Pentagono colpito, quello che secondo gli infernali amici occidentali di Al Qaida non sarebbe mai stato colpito. Tutta un’invenzione. Gli esseri diabolici e ignoranti, malvagi e irridenti, sciocchi e rabbiosi, seguitano a dire che gli americani le due torri se le sono buttate giù da soli per avere il pretesto di intervenire in Irak. Come se avessero avuto bisogno di una carneficina del genere. Gente che non conosce l’America se non attraverso torbide fantasie, gente che odia l’America anche in America, dove l’autodenigrazione è diventata uno sport nazionale specialmente di cineasti e intellettuali di mezza tacca.
Sono passati sette anni. Mia figlia Liv Liberty, come la statua della libertà, nacque pochi giorni prima dell’11 settembre del 2001 e ancora non sa che cosa sia il mondo, percependo dai telegiornali alcuni brandelli di misterioso orrore di cui non ha ancora contezza. Ma noi sì, noi abbiamo contezza. Noi ricordiamo, noi non perdiamo la memoria, noi portiamo alta la fiaccola di quel delitto che fu la dichiarazione di guerra contro l’America e contro l’Occidente.
Lo so, quando si dice Occidente o “Civiltà Occidentale” saltano su i soliti tarli che sciorinano l’elenco dei tremendi delitti dell’Occidente. Ma noi siamo parte della collettività che ha creato le leggi, l’eguaglianza, la cultura, la matematica, la fisica, il progresso, il diritto alla felicità che è il caposaldo della nostra civiltà. La dichiarazione d’indipendenza americana riconosce agli esseri umani tre diritti fondamentali, proprio quelli che formano i nomi di mia figlia: Vita, Libertà, Diritto alla felicità. Per questo l’Occidente è ancora una piccola cittadella da difendere, per questo l’11 settembre va preso per quello che è: un attacco alla nazione più avanzata e garante della civiltà più alta del genere umano, un attacco mortale che non dobbiamo né perdonare, né dimenticare.