Se «Aquila della notte» non è più reazionario

Sergio Cofferati, le primarie del Pd e Tex Willer: un «minestrone» che solo la fervida fantasia della sinistra può pensare di mettere al fuoco per rivitalizzare le truppe depresse dei «compagni». Ne abbiamo scritto nei giorni scorsi, quando l’ex numero uno della Cgil si è ispirato al mondo dei fumetti. Secondo Cofferati, «il Pd deve ancora trovare un Tex Willer alle primarie, capace di battere alle elezioni un Berlusconi-Mephisto, e consapevole che all’orizzonte si staglia già la figura di Alfano-Yuma. Anni fa - ha aggiunto Cofferati nell’incontro a Genova per ricordare l’editore Sergio Bonelli - mi chiesero se Berlusconi poteva assomigliare a Mephisto. Dissi di sì e devo dire che non andai molto lontano. Ora speriamo che la storia finisca lì, e che non ci sia nella realtà anche il figlio di Mephisto Yuma. Anche se devo dire - ha concluso l’ex sindaco di Bologna - che Alfano ha dei tratti di somiglianza notevoli». Al riguardo, pubblichiamo un documentato contributo dello storico Mario Bozzi Sentieri.

Volete una lettura «alternativa di Tex Willer, personaggio dei fumetti su cui Sergio Cofferati ha tentato l’ennesimo, impacciato recupero «da sinistra»? Andatevi a leggere quello che scriveva, a metà degli anni Settanta, celandosi sotto lo pseudonimo Ruggero Altavilla, un anonimo collaboratore della rivista genovese «Raido», espressione del radicalismo culturale di destra, interpretato in chiave giovanile (la rivista pubblicava fumetti, recensioni cinematografiche, segnalazioni di libri e novità musicali, articoli di orientamento dottrinario). Il pezzo, di indubbia originalità e dal titolo esplicito e provocatorio («Un fumetto “reazionario” - Aquila della Notte, ovvero Tex Willer») lo ripubblicai, con altri contributi «alternativi», in appendice al mio Tex, Linus, Mickey e gli altri - satira di fumetti “visti da destra” (Sveva Editrice, 1992) tentativo organico di una lettura «da destra» del complesso mondo dei fumetti, su cui certa cultura «di sinistra» pensava di avere il monopolio. Ancora oggi, questa interpretazione di Tex può essere un utile vaccino contro le superficiali «letture» del personaggio, con buona pace di Cofferati ed affini...
*storico

«Fazzoletto nero annodato al collo, figura priva di qualsiasi sdolcinatura sentimentalistica e di ogni falso moralismo, Tex conquista subito chi ancora ha un alto senso dell’uomo e dei valori civili. Sorprende il conoscere che sia uno dei fumetti più letti e diffusi in Italia in cui le preferenze della gran massa dei lettori vanno a pubblicazioni di traboccante pornografia a buon mercato o a elucubrazioni freudiane per intellettualoidi impegnati. Tex è apparso nel 1948, creato dal soggettista Gianluigi Bonelli - che ancora oggi è l’ideatore di tutte le storie - e rappresenta uno dei rari casi di un prodotto che si è sempre mantenuto ad un alto livello qualitativo. Si debbono riconoscere all’autore una perfetta documentazione storica e geografica, accompagnata da una minuziosa conoscenza dell’affascinante mondo delle tribù Pellerossa d’America.
Alcuni degli elementi che concorrono a formare il personaggio si possono riportare ad un ordine d’idee che è anche proprio al mondo umano della cultura tradizionale. Nell’applicare la giustizia l’eroe del fumetto non si lascia mai incantare dalle leggi scritte - che, nella maggior parte dei casi, sembrano fatte apposta per assicurare l’impunità ai delinquenti - e preferisce ricorrere alle vie dirette, dimenticando i regolamenti e adottando le stesse armi dei suoi avversari. Memorabili sono i suoi interrogatori sempre con mezzi «sbrigativi» ed «efficaci». Tex è il capo delle tribù Navajos, nobile e temuto popolo di pastori, e la sua fama di valoroso guerriero è diffusa tra tutti i Pellerossa, dai quali viene chiamato Aquila della Notte. Spesso, è al suo fianco Kit Carson (Capelli d’Argento), con cui è legato da un forte spirito di amicizia. Completano il «Cuib» il figlio Kit (Piccolo Falco) e Tiger, taciturno e valorosissimo guerriero Navajo, legato ad Aquila della Notte da un vero rapporto di fides. I bianchi che Tex combatte sono essenzialmente delinquenti che agiscono per avidità di denaro, che li spinge a compiere le più infamanti azioni, e i politicanti arrivisti e avidi di potere, che spesso tramano nell’ombra servendosi di armi che possono definirsi da guerra occulta (è significativo che il temine «politicante» venga spesso usato da Tex e dai suoi amici in senso dispregiativo). I suoi nemici pellerossa, se non sono asserviti al «dio denaro», molto spesso sono mossi da fanatismo religioso, non a caso legato a divinità infere e a riti lunari, guidati da diabolici stregoni o da inquietanti sacerdotesse. Un discorso a parte merita Mefisto, che è stato il più acerrimo nemico di Tex. Quando appare nelle prime avventure, Mefisto è solo un abile illusionista, ma via via acquista sempre maggiori poteri, caratterizzandosi come un’incarnazione delle forze del male e della controiniziazione. Sconfitto definitivamente, Mefisto continua la sua folle lotta per mezzo del figlio Yama, che rappresenta quasi l’incarnazione della forza di uno stesso ceppo continuamente rinnovantesi.
Per finire, c’è da dire che forse il merito maggiore di Bonelli con il suo Tex è quello di avere contribuito alla rivalutazione dei Pellerossa. Ci piacerebbe sapere come si spiegano - se se lo spiegano - i nostri bravi «progressisti» il fatto che questo popolo abbia sempre rifiutato ogni tipo d’integrazione nel mondo dei bianchi, fino al punto di preferire di soffocare nelle anguste riserve assegnategli dai vincitori, rischiando l’estinzione, al contrario dei negri che nel fango dei ghetti sono diventati più prolifici e si sono ingrossati fino al punto di dare un’impronta determinante all’America odierna - quella stessa America che oggi festeggia il duecentesimo anniversario di una rivoluzione che sarebbe stata legittima solo se fatta dai Pellerossa.