Se la Bresso alle Olimpiadi balla il «qua qua»

Caro Granzotto,
Questa devo raccontargliela perché molto illuminante e significativa. Domenica, ultima scorsa, mezzogiorno circa, sto sorseggiando un aperitivo in un bar, quando sento del frastuono e vedo tutti accalcarsi attorno a un televisore: l’italiano Di Centa stava vincendo la medaglia d’oro sui 50 km di fondo alle Olimpiadi di Torino. Entusiasmo a mille, ma non per tutti. Un tizio, infatti, si è lasciato andare a un’imprecazione in dialetto milanese, che le traduco: «Porca miseria, ora il Berlusca menerà vanto per questa vittoria». Un altro paio di persone annuirono. Ergo: una parte consistente del centrosinistra, leader e/o popolo, gode se, in tutti i campi (sportivo, economico, sociale, internazionale) al nostro Paese viene ogni male e ogni disgrazia possibile; e soffre se qualcosa va bene. Il tutto affinché ogni colpa e nessun merito vadano al Cavaliere. Ecco, allora, chi boicotta le Olimpiadi (i più morbidi) o chi (i più duri) si augura virus, terremoti e, persino, attentati; l'altro ieri a Nassirya, ieri a Torino, domani a Roma, magari un paio di giorni prima delle elezioni onde produrre un effetto Zapatero. E non creda che sia una sparuta minoranza a pensarla così: un’Italia in rovina, disastrata, bombardata se la augurano (al di là delle dichiarazioni ufficiali) il 90% di Verdi, Pdci e Rifondazione e una buona metà di Margherita e Ds. Costoro a un’Italia berlusconiana fiorente, preferiscono un’Italia sinistrata, purché di sinistra. Lo dimostra il fatto che Prodi, da Presidente UE, ha remato contro l’Italia, o non ha remato affatto. L’Unità, poi, sempre a proposito di Olimpiadi, costruisce l’ennesimo titolo menzognero: «Olimpiadi, governo assente». Quando tutti sanno che, di fronte alla gestione fallimentare del Toroc, il governo inviò Pescante come Commissario e, insieme a lui, una barca di miliardi, grazie ai quali l’Olimpiade si è potuta svolgere con grande successo. Alla faccia di gufi, contestatori e fancazzisti.



Che strano, caro Seminara: la stizzosa reazione che lei ha colto al bar non si conforma al sentire progressista. L’Olimpiade di Torino è stata infatti sveltamente rubricata fra i successi – o meglio fra i trionfi - della sinistra (al potere, per ora, nel Piemonte). E poco importa che se non fossero intervenuti Pescante e la vagonata di euri governativi la Castellani’s Carefree Band avrebbe al massimo potuto predisporre le eliminatorie del curling. Ah, caro Seminara, se solo avesse avuto occasione di leggere le pagine torinesi di Repubblica o la cronaca della Stampa dedicate alla kermesse olimpica! Avrebbe sicuramente apprezzato l’enfasi profusa nel magnificare il trionfo assoluto, il trionfo planetario della macchina dei giochi che con al volante il mirabile Valentino Castellani, ex «sindaco della società civile», mica no, ha girato al meglio e al massimo «nonostante il governo avesse remato contro» e/o «voltato le spalle». Tant’è che poi i bravi torinesi, gente che non perdona, hanno fischiato Berlusconi. L’unica pecca, l’unico neo è che se mai ci sono stati, quei fischi non li ha uditi nessuno, strozzati com’erano dal putiferio di fuochi a mare, dal babilonesco spettacolo pirotecnico che Piedigrotta, a Torino, gli fa un baffo.
A lei e a molti distratti come lei è probabilmente sfuggito l’impegno, il duro lavoro svolto nelle due settimane di gare dalla sinistra subalpina. Ma lo sa che perfino la governatora Mercedes Bresso si rimboccò le maniche dando fisico contributo alla affermazione di Torino città olimpica e partecipe? «Mercedes fa il ballo del qua qua» titolava in prima pagina una Stampa particolarmente compiaciuta. Sissignore, il ballo del qua qua. «Chi l’ha detto – scriveva rapita Grazia Longo – che la pista del Tabata Disco (dicesi il Tabata Disco, ndr) è il regno di ragazze con l’ombelico scoperto e delle siliconate conigliette di Playboy?». Volgare leggenda metropolitana presto smentita perché «regina assoluta» del Tabata Disco (e ridicesi Tabata Disco, ndr) è stata lei, «una sorprendente Mercedes Bresso scatenata – nonostante un certo aplomb – al ritmo delle musiche anni 80». «Deliziosa» oltre che «sorridente e disinvolta», alla fine dello scatenamento, dei qua qua e dei cha cha cha, Merci, «come la chiamano i collaboratori più intimi», ha voluto sottolineare «che anche il Tabata contribuisce al successo delle Olimpiadi nei siti montani». E badi, caro Seminara, che non era brilla come il principe Alberto il quale «non aveva lesinato» sui beveraggi. La «regina assoluta» del Tabata Disco e del qua qua era «ovviamente più lucida che mai». Capito? Più lucida che mai.
Paolo Granzotto