Se Broglia vota all’ombra dell’Ulivo

La Regione vara a maggioranza (risicata e in affanno) la legge di riordino del servizio sanitario. Che comporterà - mettono in chiaro gli esponenti della minoranza - «più sprechi e meno salute per i cittadini». Un pessimo risultato cui si arriva dopo lo strenuo confronto dialettico in aula che ha visto schierati su un fronte i partiti di centrosinistra (Margherita compresa, «allineata su posizioni ideologiche estreme»), e sul fronte opposto, in formazione compatta, Forza Italia, An, Lista Biasotti, Lega nord e Udc. Quest’ultima squadra, in realtà, si è fatta forte dei neoacquisti Nicola Abbundo e Matteo Marcenaro, risoluti a contrastare metro per metro le folate offensive del centrosinistra «tanto sinistra e niente centro», in cui anche ieri si è spesso e volentieri inserito l’ex Fabio Broglia, in via di trasferimento (non si sa se definitivo, o in prestito con diritto di riscatto) sul peschereccio di Marco Follini battezzato «Italia di mezzo». Coerente con questa nuova propensione, frutto di faticoso, a tratti penoso travaglio, Broglia - come riferiscono le cronache ufficiali della seduta - ha votato quasi sempre a favore dei provvedimenti imposti dai sanitari di Rifondazione comunista. Solo in qualche caso il nuovo bomber di Follini ha pensato bene di astenersi, probabilmente in attesa, da autentico professionista, di perfezionare l’intesa con i nuovi compagni. In ogni modo, il comunicato con cui i partiti della Casa delle libertà sottolineano i «voti contrari di tutta l’opposizione» certifica quello che finora era stato solo sussurrato (e anticipato su queste pagine): che cioè Fabio Broglia, avvocato, grande e riconosciuto catalizzatore di consensi elettorali nel Tigullio, e altrettanto grande e riconosciuto tessitore di trame «border line» fra destra e sinistra, ha scelto definitivamente di stare in mezzo. Una vocazione naturale, pare, prima che una sofferta maturazione ideologica.