Se Bruxelles è diventata provincia di Roma

Furenti gli eurodeputati della sinistra radicale con Frattini, che ha lasciato capire come forse possa esser partita proprio da loro la richiesta alla commissione Ue di ficcare il naso sulle presunte violazioni alle norme comunitarie sullo spazza-rifiuti a Napoli: «Non siamo anti-italiani, siamo per la legalità!» strillano - ammettendo di fatto la cosa - la verde Frassoni e compagni in replica al ministro degli Esteri. Peccato se ne fossero perse le tracce quando da Bruxelles son partite le procedure d’infrazione nei confronti di Bassolino e Iervolino. Già. Dov’erano allora lor signori? Forse all’ufficio cassa, a ritirare le loro laute prebende mensili, arricchite dalla differenza delle tariffe business rimborsate, rispetto ai voli low cost effettivamente presi?
Fuor di polemica è un fatto che la presenza italiana all’Europarlamento è caratterizzata ormai da 15 anni da una lotta a coltello non per ottenere vantaggi al nostro paese, ma per demonizzare l’avversario politico di casa. Governa Berlusconi? Ecco che la sinistra si lancia all’attacco contro le tv, le riforme giudiziarie, la presenza xenofoba della Lega, le leggi sulla sicurezza, dipingendo la penisola ai loro colleghi di 27 paesi come un paese assai vicino al ritorno al fascismo di Salò. Governa Prodi? Ecco il centrodestra a far presente come sia il successore di Bava Beccaris, pronto a sparare per racimolare tasse e, in tema di libertà, allineato e coperto al solo Fidel Castro.
Tutto intorno tedeschi e maltesi, estoni e spagnoli, discutono di affari, di politiche agricole, di produttività. Mentre i nostri partono a difendere papa Benedetto XVI o a chiederne l’esilio ad Avignone. Raccontano che in un voto su un argomento economico delicato, un eurodeputato del centrodestra arrivato in extremis, vide il suo compagno di banco (un conservatore britannico) votare sì e ne seguì l’esempio. «Che hai fatto?! Dovevamo votare no!» lo rimproverò un collega popolare. Lui lo fece presente all’inglese che, freddissimo, gli replicò: «Ma nella lista della Gran Bretagna bisognava dare voto favorevole...».
Perchè i sudditi di Elisabetta seconda, a quanto pare, si ritrovano una volta al mese (laburisti, conservatori, liberali, funzionari e diplomatici) per mettere a punto quali sono gli interessi del Regno unito. I nostri si vedono a malapena al bar e a volte non si salutano nemmeno.
Così sono certo di alto livello e assolutamente condivisibili gli appelli che Ciampi prima, Napolitano oggi, lanciano al Paese rimarcando l’importanza di stare in Europa e di farla crescere. Ma forse più produttivo sarebbe convocare gli eurodeputati al Quirinale e comunicare loro a brutto muso che forse è il caso di piantarla di esportare a Bruxelles le liti sulla Tav, sulla pubblicità in tv o sulla giustizia. Quelle le si facciano a Montecitorio e a palazzo Madama, se proprio si deve arrivare ai ferri corti. Ma almeno a Bruxelles e a Strasburgo si tenti di dare una immagine del Paese non così catastrofica e distruttiva. «Gli italiani? Montecchi e Capuleti...» se la ridono tanti eurodeputati sotto i baffi, continuando a fare i loro affari. Mentre noi continuiamo a farci del male: tafazzismo allo stato puro.