Se Burlando si muove sui binari dei farisei

Al governatore ligure è stato chiesto di non disturbare il manovratore Subito i comitati per il sì

Nei giorni scorsi il presidente della Camera di Commercio di Genova, Paolo Odone, ha lanciato uno “warning” sui problemi realizzativi che affliggono il Terzo Valico. Allarme, ripreso dal SecoloXIX e dall’edizione genovese di Repubblica che ha fatto scattare l’immediata reazione delle Ferrovie e di rappresentanti in Parlamento dell’Unione che hanno sparso ottimismo sull’opera. Nulla di farisaico. È a tutti ormai arcinota l’idiosincrasia di Mauro Moretti, oggi grande capo delle Ferrovie italiane e fino a qualche mese fa amministratore delegato di Rfi, società del gruppo Fs con delega alla realizzazione delle infrastrutture ferroviarie. Idiosincrasia dimostrata nei cinque anni del governo Berlusconi al punto di ritardare, con autentiche azioni di ostruzionismo, tutto il ritardabile. Se oggi esiste un progetto definitivo approvato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo si deve solo alla tenacia dell’ex ministro Pietro Lunardi, del senatore Luigi Grillo e dell’ex governatore Sandro Biasotti. Il ritornello ormai arcinoto è che non ci sono i soldi. I soldi, non c'erano prima e non ci sono ora. La differenza è che prima esisteva un'idea concreta di come recuperarli attraverso l’emissione dei bond, ma il governo Prodi non vuol credere a questo meccanismo. Nessun Paese europeo ha risorse così ingenti da autofinanziare opere di questa portata, se non nel lunghissimo periodo. Sarebbe utile che il governo italiano chiedesse al Parlamento europeo di estendere i criteri di calcolo sul deficit e sul debito dello Stato applicati da Eurostat, per la realizzazione dei pluriennali grandi sistemi per la difesa per la realizzazione dei corridoi europei e dei suoi segmenti e questo consentirebbe l’emissione dei bond. (Il documento «Decision of Eurostat on deficit and debit. Recording of military equipment expenditure» è visionabile sul sito web di Eurostat Esa 95 Manual).
Da queste colonne abbiamo già riconosciuto al ministro Antonio Di Pietro una certa onestà intellettuale. Egli ha dichiarato a questo Giornale che il Terzo Valico si farà, che è una priorità dello Stato e che è inserito in una legge approvata dal Parlamento. Tutto vero, solo che è una «priorità» che arriva dopo molte altre priorità da lui stesso elencate: ovvero la risoluzione dei cantieri aperti, il completamento dell’asse Torino-Milano-Napoli e la realizzazione dei nodi ferroviari delle grandi città, tra cui Genova. Allora vediamo oggi com’è la situazione. La Torino-Milano è ferma a Novara, (realizzata in tutta fretta per non perdere l’appuntamento con le Olimpiadi di Torino), manca quindi la Novara-Milano e probabilmente poi ci sarà da pensare alla Milano Verona che secondo Moretti è più urgente, anche se molto più indietro in termini progettuali del Terzo Valico. I lavori sulla Milano-Bologna sono realizzati al 70%, la Bologna-Firenze è in ritardo (ma non è una novità per Rfi) perché è la più complessa e prevede circa 70 chilometri di gallerie. La Firenze-Roma è solo da potenziare (perché fu la prima linea ad alta velocità ad essere inaugurata negli anni ’80) e la Roma-Napoli i cui lavori sono partiti nel 1993/94 e doveva essere in esercizio nel 2003, si ferma alla stazione di Afragola e devono essere ancora realizzati i nodi di penetrazione per le due grandi città che si prevede saranno operativi solo nel 2009.
In Liguria il nodo ferroviario di Genova ha finanziamenti “per competenza” per 632 milioni di euro (inseriti in finanziaria dal governo Berlusconi) e il presidente Burlando ha dichiarato sempre a questo Giornale che sta verificando con il ministro Padoa Schioppa come trasformare queste competenze in “cassa”. Ebbene se Burlando riuscisse nell’intento di far assegnare “per cassa” questo finanziamento entro il 2007 (egli ha affermato che per queste ragioni giudicherà il governo Prodi in materia di infrastrutture sole a gennaio 2007) ci vorrà circa un anno affinché Rfi indica la gara europea per la definizione del General Contractor, poi si dovrà affidare l’incarico di redigere i progetti esecutivi e in breve avviare i lavori che secondo le stime proprio di Rfi non partiranno prima dell’inizio del 2009. Stando al progetto i lavori dureranno non meno di sei anni e quindi il nodo di Genova non sarà in esercizio prima del 2015. Solo dopo si potrà pensare al Terzo Valico dei Giovi. Infine vorrei richiamare la vostra attenzione su un fatto che a mio avviso è emblematico di tutta questa situazione.
La Liguria si sa è una regione, con scarso peso politico sia in termini di voti che di rappresentanza. Non disponiamo di truppe cammellate a Roma che possano esercitare la giusta pressione verso i veri decisori della cosa pubblica come fanno Milano e Torino, la Lombardia e il Piemonte (che da sole rappresentano il più importante problema di consenso elettorale per il Governo Prodi, vista la Finanziaria 2007). Loro sono riusciti ad avviare un tavolo, a Palazzo Chigi, per ottenere le infrastrutture di cui necessitano e che si è già riunito due volte. Noi no, nonostante le amicizie vantate da Burlando, come ex ministro dei trasporti ed importante ex parlamentare dei Democratici di Sinistra. A lui evidentemente è stato chiesto di non insistere con il Terzo Valico, di non disturbare il manovratore Prodi (nonostante le assicurazioni fatte in campagna elettorale e non solo), gli è stata promessa la realizzazione del nodo ferroviario di Genova (che secondo come detto non partirà prima del 2009 per essere operativo nel 2015) e il completamento del raddoppio del Ponete Ligure, la cui seconda tratta, tra Finale ed Andora è ancora in fase di progettazione, ma con i tempi che corrono, dove la parola d’ordine in Ferrovie è quella di posporre al massimo le gare per tappare il buco di Trenitalia, ci chiediamo: come ci si può fidare di certi personaggi? Personaggi che hanno concorso allo sfascio delle Ferrovie e che oggi, farisaicamente, denunciano che le stesse stanno fallendo solo per ottenere aumenti tariffari a fronte di servizi da terzo mondo.
È arrivato il momento per le forze del centrodestra di rispondere compatte all’appello di Massimilano Lussana e di costituire i “comitati per il si”. È arrivato il momento per tutti quelli che non vogliono vedere la nostra economia e il nostro sviluppo soccombere sotto l'ineluttabile destino, cinico e baro, che ha colpito la Liguria con la vittoria dei massimalisti rosso-verdi-arcobaleno all'interno dell'Unione. Statene certi noi non molleremo mai e continueremo a denunciare le malefatte del governo nazionale e di quello regionale in materia di infrastrutture anche a costo di apparire noiosi. Al momento opportuno sapremo ricordarlo a chi ha la memoria corta o fa finta che nulla stia succedendo.
* Esperto di Logistica