SE IL «BUTTAFUORI» HA IL VISO GIUSTO

È ormai accertato: la sitcom a «telecamera fissa» comincia ad essere un genere emergente della nostra tivù. Hanno cominciato quelli di Camera café (ambientazione nei corridoi di un'azienda), hanno proseguito quelli di Cotti e mangiati (ambientazione domestica, davanti al televisore posto in cucina), arriva ora Buttafuori (venerdì su Raitre, ore 20,30) che piazza la telecamere davanti a una discoteca dove Valerio Mastandrea e Marco Giallini, alias Cianca e Sergej, hanno il compito di selezionare chi entra e chi sta fuori. La sitcom a telecamera fissa offre indubbi vantaggi immediati: costi più ridotti, possibilità di sceneggiature rapide e abbondanti, minutaggio contenuto con conseguente maggiore utilizzo in differenti fasce orarie (che peraltro vanno scelte con oculatezza in base al tipo di canale e di pubblico). Dopodiché il successo o meno di questo genere di intrattenimento è soggetto a varianti non sempre prevedibili: grande ad esempio l'impatto di Camera Café, modesto quello di Cotti e mangiati, per quanto riguarda Buttafuori staremo a vedere. Certo è che l'ultima arrivata nel campo delle sitcom ha una particolarità che la distingue dalle precedenti: sceglie un tipo di umorismo più surreale, si concede l'ambizione di un'ironia che non si basa sulla girandola di battute veloci e frizzanti ma spazia con effetti altalenanti nel non sense, nella riflessione grottesca, nella pausa stralunata, nel dialogo spiazzante. Lo fa con intelligenza e senso della misura, non mancando di usare qualche scaltra accortezza in grado di agganciare il pubblico giovane, come certi tormentoni destinati probabilmente a entrare velocemente nello slang corrente come la frase con cui Valerio Mastandrea giustifica il lato brusco del proprio carattere: «Ho problemi con la gente». L'aspetto narrativo più interessante di questa sitcom è il continuo rimando tra i momenti in cui i due buttafuori interagiscono con il mondo esterno e quelli in cui, subito dopo, prendendo spunto dai piccoli incidenti o litigi o contrattempi che accadono con chi vuole entrare a tutti i costi nella discoteca, si immergono in una sorta di autocoscienza ironica, all'insegna di uno smarrimento interiore che cerca la tenera complicità dello spettatore. Ben scritta da Giacomo Ciarrapico (che firma anche la regia), Mattia Torre e Luca Vendruscolo, Buttafuori ha saputo scegliere bene anche i protagonisti: Mastandrea e Giallini mostrano un convincente affiatamento, e hanno la faccia e i tempi giusti per dare il senso di una precarietà esistenziale affrontata con disincanto, sorreggendosi l'uno con l'altro. Si andrà avanti tutta l'estate e, se manterrà le promesse iniziali, questa sitcom sarà una delle pochissime belle sorprese della stagione.