«Se c’è il mercatino in centro rimandiamo cortei e sit in»

Roma«Basta con le manifestazioni in centro storico, almeno nel periodo natalizio, o il commercio rischia davvero di morire». È questo il senso della richiesta o, meglio, dell’appello disperato lanciato dal presidente della Confcommercio Roma Cesare Pambianchi al sindaco Gianni Alemanno ma anche al prefetto Giuseppe Pecoraro e al questore Giuseppe Caruso, oltre che ai partiti politici e ai sindacati.
La vera priorità è quella di sostenere i timidi segnali di ripresa che si sono cominciati a manifestare già nello scorso weekend, con l’avvio della corsa al regalo di Natale. Ma il centro di Roma è spesso sotto assedio a causa di cortei e manifestazioni che bloccano strade e piazze quasi sempre di sabato, cioè nel giorno tradizionalmente dedicato agli acquisti. «Proprio così - spiega Pambianchi -. Moltissime piccole aziende che costituiscono la spina dorsale dell’economia locale, ancora non del tutto uscite dagli effetti della crisi, puntano molto sulle vendite nei fine settimana, che costituiscono in media la metà degli incassi. Se togliamo loro l’opportunità di lavorare proprio in quei giorni, meglio abbassare le saracinesche definitivamente. Con il rischio di dover licenziare commessi e impiegati».
Lo sfogo del presidente della Confcommercio si basa su dati reali: nel centro storico della capitale si concentra all’incirca la metà delle attività commerciali della città. Sit in, proteste e cortei tengono romani e turisti lontani dal centro. In più ci sono da considerare le difficoltà dovute alla chiusura di strade e piazze, alle deviazioni e alle soppressioni di linee di trasporto pubblico (spesso le autorità sono costrette a chiudere perfino le stazioni centrali della metropolitana). E questo miscuglio micidiale di disagi si ripercuote negativamente sul commercio.
Da qualche mese il sindaco Alemanno sta marcando stretto sindacati e associazioni per giungere a un protocollo d’intesa condiviso sulla regolamentazione delle manifestazioni in centro storico, ma finora la questione (che - è giusto ricordarlo - si trascina da anni) non è stata ancora risolta, nonostante la minaccia dei vertici capitolini di ricorrere alle ordinanze sindacali, come già accaduto per la prostituzione e il fenomeno dei lavavetri ai semafori.
E in questo braccio di ferro, tra le diverse esigenze di garantire il diritto di manifestare ma anche assicurare l’altrettanto sacrosanto diritto alla mobilità e all’ordinato svolgimento delle attività lavorative, i commercianti romani interpretano il ruolo dei vasi di coccio tra i vasi di ferro. La loro organizzazione di categoria non ha dubbi in proposito: «Per difendere i livelli occupazionali di alcune grandi aziende nazionali stanno distruggendo quelli delle piccole attività commerciali della capitale. Se si continua in questo modo saranno tanti i negozianti che saranno costretti a chiudere. Così facendo non si conquista certo la solidarietà della gente». Di qui l’idea lanciata da Pambianchi di una moratoria di cortei e sit in almeno fino all’Epifania, per dare respiro a un settore che sta faticando a riprendersi. «Negozi e famiglie - sottolinea il presidente dei commercianti romani - aspettano proprio il periodo natalizio per risollevare i loro bilanci. I loro incassi, però, sono sempre più falcidiati dalle continue manifestazioni che tengono alla larga i clienti. Gli esercizi interessati dai cortei vedono ridotto il loro lavoro in percentuale alla durata della protesta».
Ma i guai non si esauriscono nella «sindrome da corteo». La Confcommercio Roma e Lazio sta conducendo una battaglia anche sugli orari di chiusura al traffico privato della Ztl, che negli ultimi anni venivano modificati nel periodo dello shopping prenatalizio. I divieti di accesso in centro venivano allungati fino alle 20. Ora, invece, i commercianti chiedono che sia mantenuto l’orario tradizionale della Ztl alle 18: questo consentirebbe ai migliaia di romani non in possesso del permesso di accesso, di recarsi comunque in centro per fare acquisti.