Se cade, subito al voto. Addio all’ipotesi di governo istituzionale

Anche nel centrosinistra ammettono: "Se cadiamo non restano che le elezioni anticipate". Lo sfogo del sottosegretario agli Esteri Vernetti: "Non potrebbe andare peggio di così"

Roma - C'è ancora chi ha voglia di scherzare, nel governo. "Come avevamo promesso, stiamo progressivamente snellendo la compagnia governativa", afferma impassibile il ministro del Lavoro,
Cesare Damiano, proprio mentre Romano Prodi annuncia ufficialmente a Montecitorio la decisione di assumere l’interim della Giustizia, dopo le dimissioni di Clemente Mastella.
Gianni Vernetti, sottosegretario Pd agli Esteri, cita una vignetta di Altan per descrivere la situazione nel centrosinistra: «Potrebbe andare peggio di così? No». Cosa accadrà nei prossimi giorni, nessuno lo sa decifrare. Una cosa è certa: con le unghie e con i denti, Prodi è deciso a resistere. «Serve il massimo di compattezza possibile, e me la aspetto innanzitutto dal Pd», ha insistito con Walter Veltroni nell’incontro di ieri mattina. Anche perché mercoledì prossimo, al Senato, si vota la mozione Cdl di sfiducia al ministro Pecoraro, e un esito negativo sarebbe davvero esiziale per il governo. «Se cadessimo, non resterebbero che le elezioni anticipate», ha avvertito il premier.

Ne è convinto anche il ministro Fioroni: «Fino a ieri si ragionava di riforma elettorale e di assi Walter-Silvio, ma dopo lo tsunami provocato da tre magistrati campani il quadro è cambiato totalmente: ora è chiaro a tutti che le ipotesi di governi istituzionali non esistono più, e che di legge elettorale si può discutere solo se Prodi regge. Altrimenti, l’unica alternativa è il voto». Il messaggio del ministro ex Ppi sembra indirizzato innanzitutto a Veltroni.
Il quale naturalmente ha assicurato a Prodi il massimo sostegno. Il rischio che la situazione precipiti drammaticamente «stavolta è più concreto di quanto sia mai stato prima», spiegano nell’entourage veltroniano. «E noi non possiamo che impegnarci a difendere a oltranza il governo. Finché dura». Nel frattempo, però, la trattativa sulla legge elettorale resta aperta, e gli sherpa di Pd e Forza Italia lavorano su emendamenti che facciano tornare la bozza Bianco all’impianto bipartitico iniziale. «Senza Berlusconi non si può fare nessuna legge elettorale», dicono i veltroniani, «ma dobbiamo ad ogni costo tenere dentro anche Rifondazione, che piuttosto che rischiare il referendum è pronta a molte concessioni».

Resta da vedere se le concessioni basteranno a Berlusconi: l’idea che il Cavaliere sia tentato, se non ottiene quel che vuole, di far saltare tutto e andare al voto «vincendo a mani basse» tormenta il leader del Pd. Che, pure, ha interpretato come un segno di buona volontà le assenze di Forza Italia che ieri al Senato hanno evitato un incidente clamoroso alla maggioranza.
«Neppure Berlusconi vuol andare a votare con queste regole che provocano totale ingovernabilità», assicura il capogruppo Pd Soro. Secondo il quale, il governo può ancora reggere: «Il messaggio di Prodi a Mastella era chiarissimo, nel discorso di oggi», spiega. «Il posto nel governo resta a sua disposizione, in attesa che la situazione giudiziaria si chiarisca. E così lo tiene legato alla maggioranza e evita che ci faccia scherzi».

Ai suoi interlocutori di ieri, Veltroni incluso, Prodi ha spiegato di essere ragionevolmente certo che la bufera giudiziaria possa sgonfiarsi in tempi brevi. E a quel punto, lui sarebbe pronto a riaccogliere trionfalmente Mastella nell’esecutivo. L’idea del premier, per evitare complicati rimpasti impensabili in questa fase, era un rapido spostamento di caselle: Parisi alla Giustizia, Mastella alla Difesa. Ma Parisi non ne vuol sentir neanche parlare. Fattostà che allo stato, Mastella resta fuori, annuncia «appoggio esterno» al governo e nessuno sa che strada sceglierà nel prossimo futuro: «Può tenerci sui carboni ardenti e nel frattempo impedire qualsiasi riforma elettorale non gli piaccia», dice il rutelliano Giachetti. Il teodem Carra allarga le braccia: «Clemente è sotto botta, ma ora ha le mani libere. E se capisce che le elezioni sono vicine, chi glielo fa fare di restare legato alle magnifiche sorti e progressive di un centrosinistra destinato al tracollo, a cominciare dalla Campania?».