SE IL CALCIATORE PENTITO DIVENTA EROE

Povera Italia. Calcistica, beninteso. La slealtà sportiva è diventata una pratica talmente diffusa, per non dire la regola, che se un giocatore fa semplicemente il proprio dovere diventa un eroe. Servizi in prima pagina, titoli nei telegiornali, bravo di qui, bravo di là. Ma in fin dei conti cos’ha fatto il centrocampista della Roma Daniele De Rossi, che tra l’altro porta l’impegnativo cognome di un personaggio buono del Cuore deamicisiano? Le (tele)cronache riferiscono che contro il Messina ha segnato, più d’istinto che per malizia, un gol di mano, ma si è subito pentito e di fronte all’arbitro ha ammesso l’irregolarità. Tutto qui? No, non è tutto qui, come si è visto benissimo dalle mille moviolate. 1) De Rossi si è pentito sull’1-0, non sullo 0-0. Con un risultato diverso si sarebbe comportato allo stesso modo? 2) Il pentimento è avvenuto solo dopo le veementi proteste dei giocatori del Messina. 3) Non è stato il reo ad andare dall’arbitro ad ammettere la propria colpa, bensì è stato il perplesso signor Bergonzi ad avvicinarsi al frastornato De Rossi per chiedergli lumi. Senza contare che un compagno senza vergogna (Taddei) è corso ad abbracciare l’improvvisato pallavolista, come se l’azione non fosse stata clamorosamente viziata. Tutti i programmi sportivi hanno poi cavalcato l’evento trasformando De Rossi nel nuovo Muzio Scevola. Con il Controcampo di Italia 1 in pole position nell’incredibile gara dell’esaltazione. Ecco qualche delirante perla. Sandro Piccinini: «Il gesto straordinariamente sportivo da premio fairplay dell’anno di Daniele De Rossi». Matteo Dotto: «Un gesto meraviglioso». Eleonora Pedron: «Un giocatore vero con la V maiuscola». Monica Vanali: «Il suo gesto è stato fantastico». Paolo Ziliani: «De Rossi, voto 10. Nel giorno della festa del papà è il papà del primo gol della storia, almeno del calcio italiano, segnato e autoannullato. Il nuovo Messia». La triste verità è tutta racchiusa in quell’inciso di Ziliani («almeno nel calcio italiano»). Perché se nella famigerata Inghilterra degli hooligans, Tom Brown, o John Scott, provasse a imbrogliare l’arbitro, i primi a insorgere sarebbero proprio i tifosi della sua squadra, prima fischiandolo e poi invocandone l’esclusione dalla rosa. Invece che cosa si può pretendere nella patria degli Inzaghi, dove chi si comporta in modo sleale viene definito «furbo» da telecronisti che ridacchiano mentre avallano la palese illegalità, e dove un calcione assestato alla caviglia dell’avversario diventa un «fallo tattico» se commesso a metà campo anziché nei pressi dell’area? Così è, purtroppo, anche se non vi pare: la disonestà ha i cantori che merita.