Se il calcio fa litigare anche gli imam

I fatti di Catania hanno trovato commentatori anche nel mondo islamico internazionale, rinfocolando un dibattito sul calcio che non è irrilevante e ha condotto anche a tumulti e arresti. Il calcio è lo sport più popolare anche in molti paesi a maggioranza islamica, tre dei quali - Arabia Saudita, Iran e Tunisia - hanno partecipato ai mondiali di calcio dell’anno scorso. Il calcio ha una lunga tradizione in Iran e il mondo sciita non ha mai emesso riserve sul calcio maschile: il dibattito riguarda solo la versione femminile, consentita solo con calzoncini lunghi e velo.
Ma le cose stanno diversamente tra i sunniti. La violenza negli stadi ha offerto l’occasione a una parte del mondo fondamentalista per condannare il calcio in genere. Si è riesumata una fatwa del teologo saudita al-Najdi, secondo cui uno hadith, cioè un detto del Profeta, vieta ai musulmani i divertimenti dei cristiani e degli ebrei. Un gruppo di ultra-fondamentalisti sauditi ha chiesto al governo di inventare un gioco del calcio con regole diverse, in modo che sia chiaro che si tratta di un nuovo sport islamico e non di un’imitazione dell’Occidente. Si tratta della stessa mentalità che ha portato alla sostituzione della Coca Cola con la Mecca Cola, ma stavolta il governo saudita e le stesse autorità del puritano islam wahhabita hanno reagito. Il muftì dell'Arabia Saudita, Al-Sheikh, ha chiesto e ottenuto l’arresto degli autori della fatwa.
Peraltro, fuori dell’Arabia Saudita i predicatori radicali vicini ad Al Qaida - ironicamente, perché Bin Laden ha confessato in varie interviste di amare il calcio e di tifare per l'Arsenal di Londra - hanno continuato a condannare non solo chi pratica il calcio, ma anche chi lo guarda alla televisione. Durante i mondiali, le Corti Islamiche in Somalia hanno fatto perfino qualche morto fra i giovani somali che si riunivano nei cinema dove erano proiettate le partite.
Nell’ultima settimana, su diversi siti ultra-fondamentalisti sono apparsi pronunciamenti di imam secondo cui i gravi rischi per l’incolumità sono un ulteriore elemento per vietare ai musulmani di giocare a calcio o assistere alle partite. Ma non tutti sono d’accordo. Secondo i Fratelli Musulmani, invece, i giovani musulmani europei sono ormai acquisiti al pallone, ma il loro interesse per il calcio dev’essere «moderato», e non deve sottrarre tempo alla preghiera. Un sito inglese vicino ai Fratelli esalta anzi l’esempio di calciatori islamici come Zidane, Ribery, Henry e lo svedese dell’Inter Zlatan Ibrahimovic.
Ma certi siti ultra-fondamentalisti sostengono che i giovani delle periferie europee possono addestrarsi utilmente al jihad nelle guerriglie attorno agli stadi, e altri mandano in onda un video più inquietante. Alle immagini della vittoria italiana ai mondiali associano quelle dell’attacco alle Torri Gemelle, concludendo che la vera Coppa del Mondo l’hanno vinta i musulmani, l’11 settembre 2001.