Se il calcio non c’entra con una retrocessione

Caro Massimiliano, beh, meglio, ciao Massimiliano, (ormai tutti ti danno del «caro»... poi ci fai l'abitudine), quando compro il tuo quotidiano non me ne pento mai.
La mattina del 30 giugno l'articolo-lettera di Murolo valeva per intero il costo all'edicola.
Naturalmente sono ancora qui a scrivere di Genoa, ma come faceva notare il consigliere comunale, probabilmente nell'Affaire-Genoa non è solo «calcio».
Noi, noi, sul muro, in gradinata, tra di noi e non solo (il cielo sa quante mail alle più svariate testate giornalistiche) diciamo da un anno che dietro alla trappola tesa a Preziosi, ci possa essere qualche giochetto zeneise.
Sottilineo la questione Luigi Ferraris, la zona Trasta, il fallimento mai avvenuto a Treviso, i pretendenti alla poltrona della (secondo me) prima squadra cittadina, o della poltrona dell'ipotetica squadra unica, e per finire, la discesa in campo (sò che ti piace il termine) di Preziosi.
Inoltre, come del resto anche Moggi ha provato ad utilizzare come scusante, il mio caro «cugino» Fedevaru dice che il Genoa è stato giustamente retrocesso anche se ancora qualcuno non è daccordo.
Noi, io, non dico che non è stato giusto.
Dico che non è stata guardata però l'intera vicenda.
Mi riferisco alla macchina in Laguna, mi riferisco al «sistema» che era quello, e così si usava fare, mi riferisco ad un precontratto per l'acquisto di un calciatore che anche se e con modi non ortodossi e legali, aveva comunque un valore, visto che il tribunale di Monza, quei 250.000 euro, li ha dati al Venezia Calcio per pagare i debiti, mi riferisco a nessun giocatore del Venezia inquisito ed altre mille sfumature che in 365 giorni abbiamo sviscerato nei nostri discorsi di Grifoni.
Vedi al processo-farsa che ci ha condannato, vedi alle perizie del computer, della data della condanna. Vedi anche a chi in quei giorni, quelli prima di quel dannato Genoa-Venezia, chi chiedeva più o meno velatamente (tra di noi in rete e giornalisti locali in Tv) chiedevano-chiedevamo di «fare qualcosa» per vincere quella partita in ogni modo.
All'altro amico, vicino di lettera del quale non ricordo il nome, invece dico solo di rileggersi le righe qua sopra prima di dire e scrivere «abbiamo visto di che pasta è fatto quel Presidente» riferendosi al mio Presidente, l'unico Presidente che sbagliando certo, ha cercato di farci vincere, e non vendersi questa o quella partita.... e ripenso al primo anno della sua presidenza, e ripenso alla squadra Primavera, e ripenso ai giocatori che ci ha comprato... e che ci comprerà.
Infine, i tretré, come li chiama l'amico di An .... chissà se in campagna elettorale torneranno a farsi vedere al tempio... ...ma almeno io , non dimenticherò. (tanto non è che stiano «lavorando» così bene per farsi ricordare...)
Ciao.