SE CARLO GIULIANI ENTRA IN SENATO

Gigi Malabarba, senatore di Rifondazione eletto in Liguria, da ieri non è più parlamentare. Torna a fare l’operaio Fiat ad Arese. Anzi, torna a non farlo, visto che nel frattempo lo stabilimento dell’Alfa Romeo alle porte di Milano ha chiuso e Malabarba, come tutti gli altri suoi colleghi di fabbrica, è in mobilità.
Lo confesso: per Malabarba ho un debole. Da quando entrò la prima volta a Palazzo Madama e andò a presentarsi all’allora senatore a vita Gianni Agnelli: «Piacere sono Malabarba, lei mi ha licenziato otto volte». Poi, Gigi divenne capogruppo dei tre senatori di Rifondazione, apprezzato unanimamente anche dalla Casa delle libertà. Da noi, più ancora. Personalmente, quasi mai mi sono trovato d’accordo sul merito con Malabarba. Ma, sempre, ho apprezzato il suo lavoro, il suo impegno, la sua serietà nell’affrontare i problemi. Anche la sua umanità, dimostrata pure ieri con la scelta di abbandonare il Parlamento, il relativo stipendio, i relativi benefit e il relativo status. «Non sono un senatore a vita» ha scherzato lui, con la solita misura, il solito stile, la solita cortesia ed umanità apprezzata da tutti. Anche da coloro che la pensano diversamente da lui su tutto.
Bella persona, Malabarba. E l’ha testimoniato anche l’applauso bipartisan che l’ha salutato ieri mattina, poco dopo l’una, quando l’aula del Senato ha approvato le sue dimissioni, respinte in due precedenti occasioni. Gigi piangeva. Ed erano lacrime vere, non forzate, sincere. Che hanno commosso molti. Insomma, la Liguria perde uno dei suoi rappresentanti migliori. Uno dei più onesti intellettualmente, anche per chi non condivide le sue idee.
Al posto di Gigi Malabarba entra in Senato Heidi Giuliani. Lei, anche ieri, ci ha tenuto a farmi sapere, in modo molto civile, peraltro, che ciò che scrive il Giornale non le piace, perchè secondo lei distorce la verità. Parere legittimo, per carità. Così come è legittimo che noi scriviamo che non ci piace il fatto che sia diventata senatrice. Non per la persona. Non abbiamo alcuna possibilità divinatoria per giudicare se «Adelaide Cristina Gaggio Giuliani», secondo la dizione ufficiale comunicata ieri dal vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, sarà o no una buona senatrice. Certo, difficilmente rappresenterà la Liguria e il Paese bene come ha fatto Malabarba. Ma l’abbiamo detto: con Malabarba siamo nel campo dei fuoriclasse delle aule parlamentari.
Quello che, però, a prescindere, non ci piace è il motivo per cui Rifondazione comunista ha deciso di candidarla al Senato in una posizione blindata, visto che fin da prima della campagna elettorale Malabarba aveva fatto sapere che aveva intenzione di dimettersi subito. Per la precisione, il 20 luglio, data del quinto anniversario della morte di suo figlio Carlo.
Quello che, però, a prescindere, ci sarebbe piaciuto è che sulle schede elettorali fosse presente solo la dizione «Adelaide Cristina Gaggio», senza ulteriori aggiunte.
Quello che, però, a prescindere, ci sarebbe piaciuto è che il presidente dei senatori di Rifondazione Giovanni Russo Spena - persona peraltro amabilissima e garantista doc, che ha pagato sulla sua pelle alcune scelte coraggiose - non emettesse un comunicato di giubilo per l’ingresso in Senato di Heidi in cui si legge testualmente: «Sarebbe impossibile sorvolare sul fatto che l’ingresso in Parlamento di Heidi Giuliani (...)