Se Casini rinuncia alla storia

Gianni Baget Bozzo

Colpiscono le grandi differenze tra l’intervento del presidente del Senato a Rimini e il discorso del presidente della Camera a Cortina. Sembrano situati su due pianeti diversi. Il discorso di Pera parte dal principio che esiste oggi un problema di compenetrazione delle civiltà, che è la conseguenza della globalizzazione. Quando il mondo era diviso tra la democrazia e il comunismo e tutti i conflitti del pianeta rientravano in questa logica, la politica era facilmente gestibile e le istituzioni facilmente governabili. La globalizzazione rappresenta una frammentazione del mondo nelle diverse identità: e si può dire, che accanto all’emersione della Cina come grande potenza economica comunista e capitalista, l’altro grande fatto sia l’emersione dell’Islam come pianeta politico, un fenomeno iniziato nel 1979 con la rivoluzione iraniana.
Prima c’era una gerarchia, oggi vige una anarchia in cui non c’è nessuna cultura dominante e avviene un processo di compenetrazione delle civiltà da cui nascono grandi conflitti. La cultura occidentale è diventata una parte del mondo, e deve quindi definire la sua identità, non può porsi soltanto come una tecnica economica o un modo di vita, deve definirsi come una civiltà e una verità, perché così fanno le altre culture e soprattutto quella islamica.
Era il tema che Pera aveva posto assieme al cardinale Ratzinger, cioè quello del rapporto tra Cristianità e Occidente, che riguarda in modo diverso sia l’Occidente che la Chiesa ma in cui il nesso rimane fondamentale. Dall’urto che esiste oggi nel confronto tra Islam e Occidente dipende la sorte degli Stati arabi e l’equilibrio stesso delle nazioni europee.
Ovunque in Europa questo problema è dominante e curiosamente esso produce una marcata differenza tra destra e sinistra e interna alla sinistra, salvo che in Gran Bretagna, dove i laburisti hanno assunto il ruolo della destra. E ovunque, accanto alla sinistra che diremmo moderata o di governo, sorge una sinistra di opposizione di sistema. Questa è la grande crisi politica che noi viviamo. Pera a Rimini non ha avuto successo, persino i cardinali hanno confuso la sua critica del meticciato culturale come se egli avesse parlato di un meticciato razziale.
Casini a Cortina ne ha avuto molto ma proviamo fatica a trovare nel suo discorso un solo concetto, salvo quello antichissimo della Dc degli anni ’40: «Avanti al centro, contro gli opposti estremismi». È stato come se i due presidenti avessero fatto due rinunce parallele: Pera ha rinunciato alla politica e Casini alla storia. Ma rinunciava forse alla storia la Dc di De Gasperi che rompeva con i comunisti, sceglieva l’America, fondava l’Alleanza Atlantica e inaugurava la politica di unione europea? C’era tanta storia nel centro degasperiano, quale storia c’è nel centro di Casini? La parola centro non è più un concetto nella bocca del leader dell’Udc, è un mantra, uno scongiuro.
Vorrei vedere, se le minacce di Al Qaida all’Italia diventassero in qualche modo realtà, cosa direbbe Casini agli italiani? Ancora una volta: «Avanti al centro?» Approva Casini l’intervento italiano in Irak o lo trova smoderato? Guarda con simpatia al voto contrario del suo omologo a sinistra, Francesco Rutelli, contro il finanziamento alle truppe italiane in Irak?
Pensa a una linea europea, oggi che in Francia si afferma Sarkozy e in Germania la Merkel dichiara di scegliere l’amicizia con Inghilterra e Stati Uniti? Persino Zapatero, dopo la morte dei 17 spagnoli in Afghanistan, annuncia l’aumento delle truppe spagnole in quella parte del mondo. Quando dice «centro», Casini vuol dire qualcosa di concreto o solo presentare il suo biglietto da visita?
Bene l’unità politica, e non solo carismatica, invocata dal presidente della Camera, ma per fare politica occorre dire cosa fare, cioè parlare di contenuti. Il rischio è che in una congiuntura tragica come quella posta dalla guerra irakena e dal terrorismo islamico e aggravata dalla emersione cinese vengano logorati a un tempo i due poli dalla lotta di Rutelli contro i Ds e da quella di Casini contro Berlusconi. Allora il vuoto del concetto diventerebbe un tragico vuoto della realtà.
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