SE CHI CI SALVA LA PELLE VA IN VIDEO

Si è chiusa la serie di puntate di Centrale operativa (lunedì su Raidue, ore 23,35), che a prima vista sembra la risposta della Rai a Real Tv di Mediaset: immagini spettacolari di inseguimenti automobilistici, interventi dei vigili del fuoco e degli uomini del 118 sui luoghi di spaventose tragedie, operazioni di salvataggio in situazioni di grosso pericolo, filmati di eruzioni vulcaniche effettuati da professionisti dotati di un forte sprezzo del pericolo, il tutto all'insegna delle «emozioni forti». In realtà Centrale operativa ha qualche valido motivo per esigere di non essere immediatamente equiparato a Real Tv. Non solo perché si presenta in una veste più giornalistica a cominciare dalla conduzione affidata a Ilaria Cavo, ma anche perché ospita la testimonianza in prima persona degli agenti, dei vigili del fuoco, dei soccorritori addetti al pronto intervento. Non è certo la prima volta che, inseguendo un bisogno vero o gonfiato di «tivù della realtà», viene data voce a chi è impegnato in prima linea sul fronte delle azioni a tutela e difesa dei cittadini. E proprio perché non è la prima volta, e non si contano più le trasmissioni che filmano in presa diretta le operazioni di pronto intervento, se ne possono ormai trarre un paio di riflessioni. La prima è che, tra tutti coloro che finiscono sotto la luce magnetica delle telecamere, gli uomini che indossano una divisa riescono a mantenere un contegno e una sobrietà che in genere manca a gran parte di coloro che appaiono sopra le righe non appena finiscono davanti ai riflettori. Non si notano mai smanie egocentriche o testimonianze viziate dalla voglia di mettersi in mostra, anche tra coloro ai quali lo si potrebbe perdonare, come tanti vigili del fuoco che rischiano costantemente la vita in condizioni difficili e con scarsità di organici e di mezzi. A questo proposito l'uso ormai sistematico che la televisione fa di queste testimonianze, se da un lato porta per un attimo in primo piano persone degne di essere valorizzate per il loro impegno quotidiano, dall'altro sollecita una osservazione meno ottimistica: non vorremmo che tutte queste trasmissioni, più o meno inconsapevolmente, si accontentassero di regalare un po' di luce mediatica a tanti tutori della nostra sicurezza di cittadini, dimenticando però di ricordare in quali e quante carenze di mezzi, di organici e di tranquillità si trovino ad operare giorno dopo giorno, nella sostanziale indifferenza dei governi in carica. L'inquadratura televisiva va bene, e la testimonianza anche. Purché non diventi un «contentino» che ci fa dimenticare quali siano i problemi, tuttora irrisolti, che stanno dietro a tanto valoroso impegno e che sempre più spesso diventano occasione di spettacolo televisivo.