Se chi spia i potenti si mette il bavaglio

Il dialogo sembra trascritto da Desperate Housewives. «Non lo posso più vedere, è un bugiardo». «Tu non ne puoi più di lui? E io allora che ci devo parlare tutti i giorni...». Ma qui non siamo a Wisteria Lane, ma alla Casa Bianca, Washington Dc. E lui non è Bree o Lynette ma Nicolas Sarkozy, e l’altro è l’amante ma mister President, Barack Obama in persona. Li hanno beccati parlare sottovoce, con la mano sulla bocca, come si fa tra amiche quando ci si scambia confidenze sconvenienti. Un fuorionda che il sito «Arret sur images», specializzato nell’analisi mediatica, si è premurato di mettere in giro, proprio nel giorno in cui vengono vivisezionati i bigliettini di Berlusconi, senza che nessuno ci faccia sopra baccano più di tanto. Al massimo una strizzatina d’occhio, un sorrisino, un massì in fondo chissenefrega. Lo scambio di battutine era a porte chiuse, «off», come si dice in gergo, ma sapete come sono i giornalisti, origliano, è così i sospiri sono diventati un venticello. Non ci sono registrazioni, dobbiamo credere sulla fiducia. E noi, che siamo italiani, lo facciamo sempre volentieri.
Il «bugiardo» in questione è il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che detto tra di noi, un grande simpaticone non è. La confidenza è del 3 novembre scorso, Cannes, durante l’ultimo G20. L’organizzazione consegna ai giornalisti le cuffie per la traduzione della conferenza stampa e un microfono rimane acceso proprio mentre alcuni inviati collegano gli auricolari al cellulare. Registrazione, lo ribadiamo, zero, ma i giornalisti che sono lì garantiscono, abbiamo sentito tutto, e si sa che dei giornalisti bisogna sempre fidarsi. Nessuno però, sino ad oggi, ne aveva fatto parola, nessuno in cinque giorni ha scritto niente. Non è una notizia. O forse, più semplicemente altrove non si fa informazione sui pissi pissi bao bao.
Succede. Un microfono acceso, una parola di troppo, qualcuno che origlia. Hillary Clinton si lasciò scappare un «Wow...» molto poco informale appena le comunicarono la morte di Gheddafi, Putin commentò con un’agghiacciante «ha stuprato dieci donne, siamo tutti invidiosi...» le disavventure del presidente israeliano Katsav. Nell’era di Wikileaks, delle intercettazioni e dei segreti istruttori di Pulcinella prima o poi li beccano, più sono grandi, grandi della Terra, meglio è. Svelano l’indispensabile ipocrisia della ragion di Stato, denudano il re. Bush e Blair, G8 di San Pietroburgo, «la Siria deve costringere Hezbollah a smettere di fare queste cazzate...»; Zapatero, in tv, a microfoni apparentemente spenti «credo che a noi convenga che ci sia tensione nel Paese, comincerò da questo fine settimana a drammatizzare un pò...». E poi l’Italia dove i sospiri sono tempeste: Buttiglione, Fassino, Tremonti, Fini. O Visco su Mastella «quel crumiro, ci ha fregato un sacco di soldi». Nessuno irresistibile come Reagan che buttò lì in un microfono: «Cari concittadini, da pochi minuti abbiamo cominciato il bombardamento dell´Unione Sovietica...». Scherzava. Prendeva in giro gli origliatori di professione. In Italia avrebbero subito chiesto l’empeachment. Ma lui era un attore, non un clown...