Se la Chiesa «usa» il cinema

Dal Vaticano una nuova parola d'ordine: il cinema può essere uno strumento per combattere la cospirazione del silenzio, quella che colpisce i diseredati della terra ma anche quella che nega i valori fondamentali della religione cattolica. Ciò suscita stupore fra coloro che continuano a pensare alla Chiesa come ad un instancabile censore. Ma non si tratta di una novità. Il Papa ha un proprio cinema privato a Palazzo San Carlo, all'interno della Città del Vaticano. Si tratta di una saletta di una cinquantina di posti restaurata un paio d’anni fa grazie all'intervento dei manager di Cinecittà guidati dall'allora ministro Giuliano Urbani. Il prossimo 26 novembre in questa sala vescovi e cardinali assisteranno all'anteprima di Nativity, il kolossal sulla nascita di Gesù che in Italia sarà distribuito dalla Eagle Pictures, la stessa di The Passion di Gibson.
Ieri mattina sempre in Vaticano è stato presentato il Festival «Tertio Millennio» dell'Ente dello Spettacolo, dedicato quest'anno al tema della «cospirazione del silenzio». Il Festival «Tertio Millennio» è ormai al decimo anno di vita (venne istituito nel 1997, in vista del Giubileo del Duemila, sulla base di un progetto elaborato dal professor Claudio Siniscalchi) ed è l'unica manifestazione cinematografica del mondo organizzata con la Santa Sede, grazie alla collaborazione del Pontificio Consiglio della Cultura presieduto dal cardinale Paul Poupard, e del Pontificio Consiglio delle comunicazioni Sociali, presieduto dall'arcivescovo John P. Foley. Il festival, nelle prime tre edizioni, fu inaugurato dallo stesso Giovanni Paolo II. Nei tanti convegni organizzati in questi anni spesso si è discusso proprio delle potenzialità del mezzo cinematografico come strumento per il dialogo e per la pace fra i popoli. Alla presentazione del festival c'era anche il cardinal Poupard, che è stato recentemente al centro della mediazione con il mondo islamico dopo le polemiche nate intorno al discorso tenuto a Ratisbona da Benedetto XVI. «Il dramma della parola negata è parte integrante del cammino dell'uomo e il cinema non poteva rimanerne fuori», ha affermato con forza Poupard. «Il cinema è uno strumento privilegiato della comunicazione – gli ha fatto eco Foley -, in grado di abbattere le barriere linguistiche e culturali». L'uscita nelle sale di Nativity è prevista, in contemporanea mondiale, l’1 dicembre, in tempo per le feste di Natale. Alla proiezione per addetti ai lavori, svoltasi il 24 ottobre a Roma, qualcuno si era lamentato di alcune «inesattezze teologiche» come le sofferte doglie di Maria al momento del parto. «Si tratta invece di una scelta di linguaggio cinematografico presa proprio contro la cospirazione del silenzio - avevano spiegato alcuni docenti universitari -. La maggior parte di noi sembra non ricordarsi più della dimensione storica del Vangelo. Giuseppe, Maria e lo stesso Gesù sono esistiti veramente nella nostra storia. Ricordarlo, come si fa al cinema con opere come queste, ci aiuta a capire meglio l'unicità del miracolo della Salvezza annunciato dal Nuovo Testamento. Gesù si è fatto uomo e veramente è risorto. Le doglie di Maria, come le cruente frustate sul corpo di Gesù che abbiamo visto nel film di Gibson, saranno anche sbagliate teologicamente ma ci ricordano una verità storica, contro il silenzio ambiguo di chi invece vorrebbe farci credere a magie o a esoterismi new age di varia natura».