«Se ci fossero stati problemi non sarei andato a letto»

Enrico Lagattolla

Mancavano poche ore alla scadenza dei termini per presentare le liste elettorali: eppure in viale Monza, nella sede milanese del Pdl, il clima era «scherzoso», «naif», si ordinava la pizza e si mangiava tutti insieme come se, ora dopo ora, non diventasse sempre più pressante il rischio che le liste del partito e di Roberto Formigoni non riuscissero a essere presenti alle elezioni del mese successivo. L’unica - in quella serata del 26 febbraio 2010 - a mostrarsi preoccupata del tempo che passava era Clotilde Strada, funzionaria del partito e da sempre donna forte del comitato elettorale. E fu lei a dire alla fine: «Usiamo i certificati elettorali». Usiamo, cioè, le vecchie liste di sottoscrittori, utilizzate in occasione delle elezioni precedenti.
Fin qua, l’indagine condotta dsal procuratore aggiunto Alfredo Robledo sulle firme false con cui alle ultime elezioni regionali venero depositate le liste del Pdl è arrivata a un punto abbastanza certo. Il vero interrogativo è: la Strada fece di testa sua? O eseguì ordini che venivano dall’alto? Interrogata da Robledo, la funzionaria lo ha detto senza giri di parole: l’ordine venne da Guido Podestà, coordinatore regionale del Pdl. Ed è la testimonianza della Strada l’elemento decisivo che ieri porta la Procura a chiedere il rinvio a giudizio per falso in atto pubblico di Podestà, oggi presidente della Provincia, insieme alla Strada e ad altri nove esponenti minori del Pdl che autenticarono materialmente i vari elenchi. A Podestà e Strada il pm contesta l’intero ammontare delle 936 firme apocrife (618 sulla lista del Pdl e 308 sul listino «Per Formigoni»).
L’inchiesta, nata da un esposto dei radicali, condotta dai carabinieri convocando uno per uno i presunti firmatari, era arrivata a individuare i funzionari che avevano autenticato le firme, ma non sarebbe riuscita probabilmente a fare il salto di qualità se una degli inquisiti, la consigliere provinciale Barbara Calzavara, non avesse deciso di trarsi d’impiccio chiamando in causa la Strada. Quest’ultima, dopo avere letto il verbale della collega, a sua volta ha deciso di non restare col cerino in mano. E si è presentata da Robledo raccontando che, nonostante il termine per la presentazione scadesse il 27, «alla data del 20 febbraio le liste dei candidati non erano ancora pronte». Fin dal mese prima, dice, aveva avvisato il coordinatore regionale Podestà e il suo vice Massimo Corsaro della necessità di avere le liste almeno dieci giorni prima della scadenza. Tuttavia «sino al 25 febbraio non ebbi la lista dei candidati, sino a quando, proprio il 25, dopo l’ennesimo sollecito a Podestà, questi mi dettò per telefono 15 nominativi sui 16 necessari per la presentazione della lista dei candidati con riferimento al cosiddetto listino bloccato». «La mattina del 26 febbraio mi telefonò comunicandomi il nominativo che mancava, ma che in questo momento non mi sovviene: ricordo solo che era presentato dalla Lega».
A quel punto vengono stampate le liste in fretta e furia, e convocati la Calzavara e altri amministratori locali per autenticare. Ma era chiaro, dice la Strada, che non si sarebbe fatto in tempo. A quel punto, dice, «Podestà mi guardò e disse: avete i certificati, usateli. Del resto sarebbe difficile sostenere il rinnnovo dei contratti (intendeva i contratti di noi collaboratori di partito, in scadenza al 30 giugno 2010)se ci saranno dei problemi sulla presentazione delle liste. Io gli risposi: va bene».