Se la Cina è vicinissima

Restano situazioni drammatiche, e denunciare va sempre bene: ma a questo punto occorre anche il coraggio di ammettere che la situazione dei cinesi è nettamente migliorata. È solamente la scarsità d’informazione a non farci sapere che tra la teoria predicata dallo Stato e la realtà vissuta dai singoli cittadini c’è ormai davvero un abisso: la popolazione cinese, sempre più numerosa, ha comunque una libertà che non ha mai avuto, si è arrangiata nel tempo aggirando e addomesticando ogni burocrazia, ogni regola calata dall’alto, ogni divieto, ogni sanzione, ogni controllo della polizia peraltro sempre più diradato. Le violazioni dei più elementari diritti umani sono un ricordo lontano: col tempo i cinesi hanno imposto regole loro, un loro effettivo modo di vivere, un loro commercio, una loro socialità che nel tempo hanno messo ai margini quelle autorità che vorrebbero invece uniformarli, controllarli, imporre loro forme e modi che altri, con le buone o con le cattive, hanno sempre finito per ossequiare. Testimonianze di quelle parti, e un mio rapido viaggio estivo sin laggiù, mi hanno confermato che a crescere è oltretutto l’orgoglio di un popolo sempre più ostile a ogni restrizione e che tende perciò a ribellarsi sempre più apertamente, quasi con sprezzo. Ovvio che sto parlando dei cinesi di via Paolo Sarpi, a Milano.