Se la colpa è sempre della società

L'ultima, dunque, in pratica sarebbe questa: gli occupanti abusivi, cioè illegali, delle case popolari sono cattivi, ma non è colpa loro, è colpa della società che li ha messi in un intollerabile «stato di necessità», il famoso «stato di necessità» invocato dall'assessore alla Casa Lucia Castellano e grazie al quale i poveri abusivi non andrebbero cacciati in strada. A maggior ragione, essendo colpa della società, se si aggiunge la buona condotta: se si comportano bene, potrebbero legalmente restare negli alloggi scippati alle famiglie alle quali spettavano. È l'ultima trovata pseudo-buonista (in realtà cattivista per i legittimi pretendenti) della capogruppo del Pd in Consiglio Comunale, Carmela Rozza. Probabilmente, conoscendo il buon senso «riformista» della signora Rozza, si tratta del maldestro tentativo di trovare una via d'uscita dalla imbarazzante situazione in cui la sua collega Castellano, con quella trovata sullo «stato di necessità» si era cacciata e aveva cacciato la giunta, costringendo perfino il sindaco Pisapia a intervenire per correggere il tiro.

Ma, come recita un bel proverbio veneto, il rattoppo è peggio del buco. Quando, infatti, l'occupante abusivo si comporta bene? Diciamo, nel migliore dei casi: se paga il canone, magari depositandolo presso un notaio, e le bollette di tutte le utenze, se tiene in ordine l'appartamento, se rispetta le parti comuni eccetera. Ma magari è sufficiente che l'abusivo non spacci, non rubi automobili e biciclette, non si dedichi allo scippo. Sì, perché sentite cosa dichiarava la stessa Rozza - proprio lei ma quando era all'opposizione e in campagna elettorale: «A Milano le famiglie abusive vengono lasciate indisturbate, si tratta di persone che alimentano lo spaccio e la piccola delinquenza». Se ne deduce che basta che l'occupante abusivo non spacci e non rubi, per acquisire il diritto di restare in casa d'altri. All’inizio solo per sei mesi, ma poi che fai li cacci dopo averli riconosciuti come occupanti regolari?

Dimenticando oltretutto che già l'occupazione abusiva, generalmente con scasso, è un atto di grave illegalità. È un po' come dire che se dopo aver fatto una rapina - in «stato di necessità», s'intende, nessuno rapina per hobby - su quei soldi ci paghi le tasse e magari fai anche della beneficienza, li puoi tenere e non sei perseguibile.

Per di più nella stessa occasione l'attuale capogruppo del Pd dava ad Albertini e Moratti tutta la colpa delle occupazioni, arrivate alla spaventosa cifra di quasi 4500, mentre il suo compagno Ezio Casati prometteva: «Il nostro modello è zero case popolari occupate abusivamente nei prossimi 5 anni». Bene, bravo, adesso sappiamo come: se gli intrusi si comportano bene, sono legittimati, dato sempre il famoso e indefinibile «stato di necessità», a starsene tranquillamente dove si trovano e anche a mettere sulla porta di casa la targhetta di bronzo, come la loro faccia, col loro nome, perfino quello vero. Non sono più abusivi.

Resta da risolvere un dettaglio, certamente trascurabile per il Pd: come la mettiamo con quei poveri fessi che hanno fatto regolare domanda all'Aler e se ne stanno lì buoni e in fila ad aspettare che venga loro assegnato un alloggio nel frattempo occupato? Perché il loro «stato di necessità» è meno importante, meno urgente di quello degli occupanti? Forse perché loro, seguendo le regole, non si comportano «bene» come gli abusivi, di fatto fuori dalla legge ma improvvisamen­te diventati angioletti. A proposito: e se dopo essere stati legalizzati gli abusivi ridiventano «cattivi», non pagano il canone, spacciano e rubacchiano, che facciamo?