Se il Corpo Forestale dà l’assalto a Forte San Martino

«E lo chiamano pure progetto di recupero! Io, questa operazione che riguarda il Forte di San Martino, del costo di 5 milioni di euro di soldi pubblici, per trovare posto al nuovo Comando del Corpo Forestale dello Stato, la definirei piuttosto una questione di solo egoismo che trasferisce al Comune i problemi restanti dell’area, dalle brutture all’abusivismo»: è impietoso il giudizio di Beppe Damasio, capogruppo di «Lealtà» nel Municipio Medio Levante, sulla «destinazione d’uso» attribuita al maniero e presentata di recente in assemblea pubblica dal presidente del parlamentino, Fabio Orengo, Pdl.
A proposito: Damasio ce l’ha anche con la presentazione - «cosa c’è da festeggiare?» si domanda - fatta dal presidente, prima ancora di sottoporre l’idea in Commissione. Un aspetto non solo formale su cui concorda, fra l’altro, anche il consigliere Alberto Pandolfo del Pd, secondo cui nessuno dei membri del Municipio «era mai stato portato a conoscenza dell’esistenza di un progetto prima di averlo visto all’assemblea pubblica». Insiste Pandolfo: «Ritengo che, prima di portare un progetto in un’assemblea pubblica, si dovesse fare un dibattito preventivo, per lo meno in Commissione, anche per ragioni di opportunità. Personalmente - conclude il consigliere del Partito democratico - mi sarei opposto a presentare alla cittadinanza un progetto che è di per sé limitato, che guarda solo “dentro le mura“ e non concede opportunità a chi quella zona la vive e già si è dovuto sobbarcare l’onere dei palazzi della Guardi di Finanza della vicina via Sacchi».
Sono concetti totalmente condivisi da Damasio che rincara la dose e spiega: «Lo “Stato con i soldi“ (Demanio e chi per lui) impone le sue scelte allo “Stato senza soldi“ (Comune e Municipio), prendere o lasciare. Ebbene, noi non ci stiamo, non ci piace. Siamo d'accordo che la Guardia Forestale voglia recuperare a suo uso e consumo l'area del Forte di San Martino per esigenze logistiche e istituzionali. Va bene. Ma forse si poteva pensare di recuperare questa area per un uso più interessante per il territorio (dalla Regione alla Città). Forse - aggiunge il capogruppo di Lealtà - si poteva, come è avvenuto in tante altre aree dell'Europa civile più sensibile alle esigenze dei cittadini, della cultura, della storia, forse si poteva, ma senza soldi non si fa niente. La Guardia forestale li ha».
Le ragioni delle perplessità sul progetto sono molteplici, a giudizio di Damasio. Che ne fa un elenco dettagliato. Innanzi tutto, relativamente all’area interessata: «Il progetto - sostiene Damasio - non può essere limitato al perimetro del forte (compreso nell'ambito del fossato), ma deve essere esteso all'intera area coinvolta. Deve, quindi, comprendere l'area verde intorno al forte, le costruzioni già esistenti nello stesso perimetro (in buona parte abusive), gli accessi la viabilità da e per questa nuova area. E, sempre il progetto, deve farsi carico delle nuove e vecchie esigenze di circolazione e sosta nella intera area». Che c’è di tutto questo nel disegno presentato in assemblea?
Il progetto, inoltre, sottolinea il capogruppo di Lealtà in Municipio, non può tenere conto solo dell'esigenze funzionali del Corpo Forestale (modernità e funzionalità) a scapito della storia e cultura del luogo, senza contare che «i materiali impiegati e il nuovo forte stravolgono questo luogo. Si poteva fare meglio, anzi molto meglio. Si salva solo qualche pietra dei bastioni e nulla più. Molta perplessità, infine, anche sul fossato trasformato in parcheggio».
Ma l’indice è puntato anche sui problemi creati alla viabilità: questo sarebbe forse uno dei punti più critici dell'intero recupero, sia in fase di cantiere che in fase di assetto futuro. «L'area è fortemente critica, l'inserimento delle nuove unità abitative della Finanza (più o meno, medesimo iter progettuale) e il nuovo insediamento nel forte potrebbero non essere sopportati».
Restano le legittime esigenze dei cittadini. E qui Damasio è lapidario: «Neanche una parola, in questa fase, sulle richieste della gente per un recupero e utilizzo dell'area verde in questione. Tutti gli schieramenti politici da più mandati avevano segnalato l'area del forte di San Martino per attività ludico-sportive. Perché non pensare a un utilizzo per attività fino a ieri in Piazzale Kennedy?».
Insomma, sembra che tutto sia scontato e chi ci mette i soldi abbia vinto. «Lo capirei - conclude Damasio - se fosse un privato investitore con il rischio che il progetto si areni. Ma non è così. Allora? Anche su questo non ci stiamo».